GRECIA: AMORGOS E IL MONASTERO INCASTONATO NELLA ROCCIA

Il 27 aprile alle 8 salpiamo l’ancora e lasciamo dietro le nostre spalle la grande baia di Lakki mentre i nostri amici Pierre e Marie ci salutano dal ponte della loro barca. Lasciamo questa isola che ci ha accolto e protetto per tanti mesi e in una splendida giornata di sole primaverile veleggiamo verso Ovest. Vagabond è una barca capace di dare tante soddisfazioni, riesce a regalarci belle sensazioni proprio come oggi mentre scivola veloce su un mare piatto e avanzando veloce a vela con una brezza leggera. La navigazione prosegue confortevole e veloce per tutto il giorno e nel pomeriggio il rinforzare del vento ci permette di percorrere le miglia che ci separano da Amorgos. Alle 19 buttiamo l’ancora ben protetti dalla piccola isola di Nikouria (36°53.00N 25°55.27E) in un ancoraggio bello e selvaggio. 
Il mattino seguente dopo una ricca colazione in pozzetto facciamo rotta verso il porticciolo di Katapola e ancoriamo nella grande baia (36°49.76N 25°51.91E). Sbarchiamo e noleggiamo una macchina per una giornata di esplorazione “terrestre” dell’isola, in programma abbiamo: il Monastero, la Chora e le baie del Sud.
Da Katapola si segue la strada principale in direzione della Chora, poi si prosegue fino al bivio che conduce al minuscolo parcheggio dove possiamo lasciare la macchina. Il monastero di Panagia Hozoviotissa risalente al XI secolo è davanti ai nostri occhi incastonato nella roccia a picco sul mare visibile solo per le sue pareti bianche che lo fanno risaltare sulla pietra rossa. Una lunga e suggestiva scalinata ci permette di raggiungere il monastero lentamente lasciandoci gustare il paesaggio, il monastero che si avvicina, il paesaggio intorno a noi, la montagna che fiancheggiamo... ripetendoci ad ogni passo “ma come gli è venuto in mente di costruirlo proprio lì!”. Raggiungiamo il piccolo spiazzo davanti all'ingresso e il nostro sguardo si rivolge al panorama mozzafiato che da qui permette di ammirare in solo colpo d’occhio le splendide isole di Astipalaia e  Santorini. Saliamo la gradinata, attraversiamo la piccola porta e accediamo ad un’anticamera dove un cartello ci spiega le regole da rispettare che sono quelle di qualsiasi luogo di culto ad eccezione di questa “ le donne devono indossare la gonna”! Rileggo due volte la regola convinta di essermi sbagliata poi noto un attaccapanni con una serie di gonne lunghe appese gentilmente messe a disposizione. Di solito non mi faccio cogliere impreparata ho sempre con me quello che serve per ovviare a queste cose ma oggi pensavo di essere impeccabile indossando jeans e maglietta manica lunga. Mai dire mai comunque nessun problema scelgo una simpatica gonna fantasia, me la metto sui miei jeans (tra l’altro in tinta) e saliamo la scala scavata nella roccia al termine della quale una porta di legno si apre in perfetta sincronia accompagnata dal dolce sorriso di un monaco. Visitiamo la cappella al primo piano costruita in una fessura della roccia poi raggiungiamo il monaco che ci accoglie in un salottino offrendoci dolcetti alla rosa, un liquore fatto da loro alle erbe e dell’acqua. Questa accoglienza scalda il cuore come gli occhi gentili di questo monaco che ci invita a lasciare un messaggio sul libro dei visitatori. Scopriamo che il monastero  fu costruito per proteggere un'icona sacra risalente al 812 che è attualmente esposta all'interno del monastero e che fu salvata dall'iconoclastia. Questo edificio è il principale esempio di architettura monacale di religione greco-ortodossa esistente nell'Egeo e stanno lavorando per il suo inserimento nel Patrimonio dell'UNESCO. Dopo averlo visto comprendiamo bene il perché. Scendiamo e percorriamo la strada  a ritroso fino a raggiungere nuovamente la macchina.


Facciamo “rotta” verso sud percorrendo l’unica strada che attraversa l’isola approfittando del suggestivo paesaggio. La primavera fa bella mostra di sé ricoprendo i prati di fiore dai mille colori che sembrano frutto delle pennellate di un esperto pittore. Incontriamo poche macchine e molte capre lungo la strada e dopo mezz'ora arriviamo nella baia di  Paradisia dove facciamo un pic-nic su un moletto bagnato da un acqua  cristallina. In questa stessa baia si trova il relitto arrugginito semi affiorante di una nave che si può avvicinare anche seguendo un sentiero. Riprendiamo la strada e ci spingiamo ancora più a sud fino a raggiungere l’incantevole e selvaggia baia di Kalotaritissa. La troviamo deserta con la spiaggia spoglia e solo qualche barca dei pescatori  legata al piccolo molo. Sembra una piscina per la forma circolare della baia e soprattutto per i colori meravigliosi del mare. Qui hanno girato le scene greche del film “Le Grand Blue” di Besson che racconta la storia dell’apneista Mayol e della rivalità con l’italiano Enzo Maiorca.
Ritorniamo in macchina e ritorniamo alla Chora. Ci perdiamo a passeggiare nelle sue strette vie tra le casette bianche con gli infissi e le porte colorate tra i ristorantini coi tavoli sotto pergolati e i tanti negozi alla moda. Raggiungiamo a piedi i mulini che sovrastano la Chora e permettono di vedere bene i resti del castello medioevale e ci sediamo ad ammirare il paesaggio. Ritorniamo a Katapola per un aperitivo su Vagabond con gli occhi ancora pieni delle meraviglie viste oggi e il cuore pieno di emozione.