14 March 2020

Saint Martin- Martinica: Rotta verso Sud





Mercoledì 4 marzo 2020 alle 7:40 leviamo l’ancora da Galisbay e facciamo rotta versa l’isola di Tintamarre a sole 4Mn di distanza. Ancoriamo nell’ansa a Sud-Ovest (18°07.00N  62°59.39W) nel giro di pochi minuti siamo in costume e stiamo sbarcando sulla spiaggia deserta. Il mare a riva è di un turchese incredibile e la spiaggia di sabbia bianca e fine. Prima decidiamo di esplorare la spiaggia in lungo e in largo poi ci addentriamo nella vegetazione a caccia di iguane che purtroppo non troveremo. Troviamo invece sul litorale tante pile di sassi e conchiglie alle quali Reva aggiunge la sua. Ci fermiamo ad osservare questi piccoli “monumenti” fatti con elementi della natura e così ben integrati nel paesaggio. Ci piacciono!
La giornata è calda e soleggiata, Reva corre sulla spiaggia senza darsi riposo mentre io e Michele passeggiamo con i piedi nell’acqua assaporando la pace del luogo e del momento. L’isolotto fa parte della riserva naturale di St. martin ed è disabitato. Nella baia ci sono ancorate solo un paio di barche e a terra siamo soli fino a quando un paio di motoscafi non arrivano facendo sbarcare un po' di turisti. Fortunatamente non sono molti e c’è posto per tutti ma la magia del momento precedente scompare in un attimo. Facciamo bagni a ripetizione in questa piscina naturale e dobbiamo tirar fuori a forza Reva dall’acqua (ha giocato tutto il tempo in mare con un tronco galleggiante trovato in spiaggia). Lasciamo a malincuore questo angolo di paradiso e ci ripromettiamo di ritornare per una sosta più lunga. Pranziamo e alle 13:30 salpiamo l’ancora per fare rotta sulla Guadalupa. Abbiamo un vento E di 10-15 Kt che ci permette di veleggiare di bolina larga. Il mare è calmo, avanziamo con una mano alla randa e genova aperto completamente ad un andatura molto confortevole. Michele si diverte al timone mentre io e Reva siamo sdraiate in pozzetto. Reva cotta dai bagni e dalle corse della mattinata si addormenta in un secondo. Passiamo a sud di San Barth e al tramonto stiamo veleggiando rapidi sopra l’isola di St Christophe. Grazie ad una bolina strettissima riusciremo a passare a Nord dell’isola di Nevis poi proseguiamo a questa andatura fino ad oltrepassare un isolotto deserto che si trova giusto sulla nostra rotta. Siamo di bolina larga e senza onda mentre percorriamo la costa occidentale di Montserrant. Riprendiamo un po' fiato al riparo dell’isola, questa navigazione oltre ad essere notturna richiede una sorveglianza attenta e continua alle navi, boe, scogli isolati, groppi e isole vicine. Reva come al solito dorme beata nella sua cabina ignara di tutto quanto. Beata gioventù!


Quando la luce ci raggiunge siamo a 20 mn dalla Guadalupa e veleggiamo a vele spiegate sempre di bolina. Facciamo colazione in pozzetto in compagnia di sule e fetonti che pescano accanto a noi. Dumas corre rapida sul mare mentre il sole sale velocemente in un cielo azzurro e senza nuvole. Alle 13:30 dopo aver percorso 141mn ancoriamo davanti all’isola Pigeon (16°10.38N  61°46.92W) in Guadalupa. Ci regaliamo un ottimo pranzo in pozzetto e un po' di riposo. Nel pomeriggio armati di maschere, pinne e macchina fotografica andiamo ad esplorare i fondali dell’isola di Pigeon che è una riserva naturale. Non appena mettiamo la testa sotto l’acqua ci ritroviamo circondati da pesci colorati di tutte le forme e dimensioni. Sul fondo il corallo ripara e protegge i tanti pesci che si muovono alla ricerca di cibo. Pesci pappagallo dai mille colori, pesci sergente, farfalla, scatola, barracuda, istrice, trombetta e tantissimi altri di cui non sappiamo il nome. Eravamo passati di qua tre anni e fa e ricordavamo la ricchezza e bellezza del posto che merita la fatica fatta per arrivare. Reva è al settimo cielo si immerge continuamente, cerca di raggiungerli, li indica, ci chiama e vorrebbe la foto di tutti...insomma fa un baccano imbarazzante!Stiamo a mollo più che possiamo poi quando il freddo non ci lascia tregua ritorniamo a bordo di Dumas stanchi ma felici.
A bordo ci regaliamo una merenda di ottime crêpes mentre cerchiamo sulla guida dei pesci tutto quello che abbiamo visto con i nostri occhi. Andremo a riposare presto perché domai ci aspetta un ‘altra giornata di navigazione.


Venerdì 6 marzo 2020 alle 8:30 lasciamo questo bell’ancoraggio e facciamo rotta verso la Dominica. È una gran bella giornata, il sole splende in un cielo azzurro senza traccia di nuvole, il vento soffia da Est sui 15-25Kt. Percorriamo la costa Ovest della Guadalupa con due mani alla randa, la trinchetta e pronti a sventare sotto le numerose e poderose raffiche di vento. Superata la punta de Vieux Fort finalmente il vento si stabilizza e noi possiamo veleggiare rapidi nel canale che porta fino alle Isole des Saintes che passiamo a Sud. Michele si diverte al timone, io aiuto nelle manovre mentre Reva sul fianco della barca canta al vento per tutto il tempo. Superate le isole ci troviamo nel canale tra la Guadalupa e la Dominica, il vento rinforza e l’onda si fa sentire ma Dumas prosegue veloce e confortevole. Più avanti il vento cala quindi togliamo una mano alla randa e con questa andatura raggiungiamo la Dominica. In avvicinamento rimaniamo affascinati dal verde lussureggiante di questa isola che si presenta ancora così selvaggia e primitiva. Le poche abitazioni e costruzioni situate lungo la costa hanno preservato l’aspetto originale dell’isola. Non è difficile qui immaginare quello che possono aver visto gli esploratori del passato quando hanno raggiunto queste isole ancora vergini e incontaminate. Appena ci avviciniamo alla baia una barca a motore locale gialla (dello yactch service) ci dà il benvenuto con un largo sorriso del conducente che ci invita a contattare il vhf al canale 16 per qualsiasi necessità. Superiamo il Morne del Principe Rupert sul quale si trova l’omonimo fortino completamente restaurato e alle 14, dopo 42Mn di navigazione, buttiamo l’ancora a Prince Rupert Bay (15°34.87N  61°28.00W). Purtroppo questo è solo uno scalo tecnico non faremo l’entrata nel paese e neppure scenderemo a terra. Issiamo la bandiera gialla e ci rilassiamo in pozzetto.


Domenica 8 marzo dopo gli auguri alle donne di bordo leviamo l’ancora e facciamo rotta verso sud. Percorriamo le prime 20 Mn veleggiando lentamente lungo la verdeggiante costa della Dominica. Una volta entrati nel canale tra le due isole il vento rinforza e il mare aumenta quindi Dumas con trinchetta e una mano alla randa procede veloce e stabile tra le onde. Una coppia di fetonti seguono la  nostra scia e ci faranno compagnia per diverse miglia. Raggiungiamo quindi la Martinica dove ci aspettano le ultime 20 Mn di navigazione ben protetti dalla costa dell’isola fino a raggiungere Fort de France. Buttiamo l’ancora prima del tramonto proprio  davanti a Fort Saint-Louis (14°35.91N  61°04.18W) il più vecchio edificio della capitale.
Lunedì 9 marzo sbarchiamo alle prime ore del mattino mentre la città sta ancora dormendo e raggiungere il Centro di Vaccinazione dove Reva deve fare un richiamo. La stampa locale annuncia l’arrivo sull’isola dei primi 2 casi di Covid19 ma nessuno sembra preoccupato o dar molto importanza alla notizia. Noi ci sentiamo poco a nostro agio in città con tutti questi turisti e navi da crociera che sbarcano ininterrottamente folle di persone quindi dopo un giro rapido della capitale torniamo a bordo. Peccato era la prima volta che venivamo e abbiamo intravisto angoli piuttosto interessanti.
Una volta a bordo salpiamo per la vicina Ansa D’Arlets(14°29.14N  61°05.01W) dove ancoriamo a fine pomeriggio. Reva sembra in forma e mentre gioca nella sua cabina ne approfittiamo per discutere sul da farsi mentre il sole ci regala un tramonto spettacolare.
Il giorno dopo di buon ora partiamo verso Le Marin. Il vento è sui 10 kt quindi  procediamo con una confortevole bolina. Mentre navighiamo vicino alla roccia di Diamante un gruppo di delfini ci raggiunge tra spruzzi e schizzi accompagnandoci accanto allo scafo per un tratto del nostro cammino. Dopo diversi bordi arriviamo finalmente a Le Marin (14°27.86N  60°52.53W) dove buttiamo l’ancora nel solito ancoraggio affollatissimo. Abbiamo deciso di fare rifornimenti e cambusa in modo da essere autonomi con la barca per un buon periodo. Michele pensa al pieno di acqua e gas mentre io e Reva facciamo 3 giri di spesa al supermercato che fortunatamente ha l’accesso ad un pontile con i carrelli. La giornata passa interamente in questa operazione rifornimento e una volta trasportato tutto in barca iniziamo a stivare l’impossibile in ogni gavone della barca che ancora ha dello spazio. La cabina di prua è praticamente diventato un locale tecnico dove mettiamo di tutto. Prima di sera riusciamo nel miracolo di trovare un posto a tutto!
Mercoledì 11 sbarchiamo per cercare il pane e altri freschi. La vita procede tranquilla a terra e nessuno neppure parla del Covid19 che in Italia sta già facendo centinaia di morti ogni giorno.
In serata ci incontriamo per una birra con la nostra amica Stephanie, la brocker che ci ha venduto Vagabond. Infatti qui siamo partiti con Vagabond alla fine del 2015 e qui torniamo con Dumas oggi. Come un cerchio che si chiude e forse l’alba di un nuovo inizio? Intanto ci godiamo l’allegra serata mentre ci raccontiamo quello che è successo negli ultimi cinque anni. Siamo felici di rivederla è una persona molto gentile e disponibile con la quale siamo rimasti in contatto volentieri.
Rientriamo in barca contenti della serata ma con la vaga sensazione di aver vissuto un momento eccezionale, una serata che ricorderemo come l’ultima “normale” prima dell’arrivo del Covid19...e non ci sbaglieremo!


Venerdì 13 ci spostiamo a Sainte Anne (14°25.85N  60°53.33W) un bell’ancoraggio che è stato sempre molto frequentato ma che non ricordiamo di aver mai visto così affollato. Comunque c’è posto per tutti quindi ancoriamo senza problemi su fondo di sabbia in 4 metri di acqua cristallina. Sbarchiamo per fare il bucato e riempire diversi bidoni da 8L supplementari di acqua potabile. A terra siamo in mezzo alla natura e passeggiamo tranquilli senza incontrare nessuno. Macron fa un discorso alla nazione sulle misure di sicurezza necessarie per far fronte all’epidemia del Covid19 che saranno messe in atto da lunedì 16 marzo in Francia come in Outre-mer.
Sabato facciamo un giro nel villaggio per recuperare un po' di pane e cercare in farmacia le ultime cose per completare il nostro rifornimento. Inutile cercare maschere o disinfettanti  perché, come le farmacie della capitale, nessuno  vende questi articoli (ad eccezione di piccoli disinfettanti da borsetta). Percorriamo il sentiero della via crucis che porta fino ad una chiesetta con un belvedere su tutta la baia. Lo spettacolo da qui è splendido e la natura ci regala calma e pace. Scendiamo, completiamo il giro del villaggio e ritorniamo a bordo di Dumas.
Mentre Reva fa tuffi olimpionici a poppa la radio annuncia nuovi casi di Covid19 in città portata da persone che rientrano dalla Francia o da Crociere. Io e Michele ci guardiamo senza parlare: dobbiamo decidere cosa fare e dobbiamo deciderlo ora. 




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4 March 2020

SAINT MARTIN

12 febbraio 2020 ci svegliamo nella bella baia di Grand Case a Saint-Martin e subito ci tuffiamo in mare non potendo opporre resistenza al richiamo di quest’acqua cristallina. In mattinata facciamo rotta verso Marigot bay dove sono ancorati i nostri amici Sophie e Alain di Patago conosciuti in Polinesia (2014). Ritrovarli è sempre una festa, passiamo il pomeriggio a parlare di amici comuni e dei bei momenti condivisi. Loro vivono a bordo da anni ma hanno la residenza qui, dove lavoravano prima di partire in barca, quindi nei prossimi giorni ci porteranno a scoprire l’isola.
Eravamo già passati a Saint-Martin nell’aprile del 2016 con Vagabond ma non avevamo visitato l’isola ad eccezione della capitale perché eravamo troppo impegnati nella preparazione della traversata Nord Atlantica. Quando siamo sbarcati e abbiamo fatto una passeggiata nelle vie di Marigot però ci siamo subito ritrovati perché poche cose sono cambiate in questi anni. Immutata è la piazza centrale con il colorato mercato dell’artigianato mattutino, il mercato del pesce al coperto il sabato, le due vie principali sempre trafficate, le viuzze laterali con le sue case in stile creolo (alcune in perfetto stato ed altre in piedi per miracolo), i bus/taxi collettivi, le iguane lungo la strada, i furgoncini che vendono pollo grigliato (con il fumo che ti segue per interi isolati), il grande alimentari con prezzi folli perché quasi tutto arriva in aereo (il petto di pollo a 20€ al kg!). Molte sono le strutture e le case ricostruite dopo il passaggio dell’uragano Irma (categoria 5) che ha distrutto parte della città nel suo passaggio sull’isola nel settembre del 2017. Le due panetterie dove andavamo a comprare la baguette sono state chiuse come tanti altri negozi del centro e della piazza centrale. Alcuni piccoli ristoranti locali hanno buchi nel tetto coperti giusto con teloni in plastica. Ritroviamo intatte alcune statue di venditori locali nella piazza del mercato ed il grande murales di tutte le isole dei Caraibi interamente fatto con tappi di bottiglia. Continuando a passeggiare scopriamo, in una via laterale, una libera esposizione fotografica “Faces of Saint-Martin” con bellissimi scatti in bianco e nero.
Saint-Martin è una piccola isola divisa in una parte francese ed una olandese. La leggenda narra che la frontiera venne tracciata a seguito di una gara a piedi tra un soldato di entrambe la parti. Il francese avendo percorso più strada ha portato il suo paese ad avere i 3/5 dell’isola. Da allora i confini non sono mai più stati ridiscussi e le bandiere dei due paesi sventolano in pace da più di tre secoli.


Lunedì 17 febbraio io, Reva e Sophie andiamo in gita. Dalla stazione dei bus di Marigot partiamo su questi piccoli furgoni che trasportano più persone (fino a 12) avanti e indietro per la parte francese o per la parte olandese (2$ ogni corsa). Attraversiamo in bus tutta la parte nord girando attorno al Pic Paradis (424m) e riuscendo ad ammirare il verde paesaggio dell’isola. Raggiungiamo il quartiere d’Orleans dove si trova il museo Amuseum Naturalis dedicato alla natura e al patrimonio locale. All’interno di una splendida vecchia casa creola il museo propone esposizioni di animali locali, punti panoramici, giardini, documentari e una biblioteca su Saint-Martin e dintorni. Reva gira curiosa e instancabile per tutta la mattinata. Quello che più di tutto la entusiasma sono sicuramente le piccole tartarughe di terra che Sophie prende in mano e che coccola accarezzandole sul collo. Alla fine andiamo anche a vedere il ranch  accanto che il proprietario ci lascia gentilmente visitare. Poi ci mettiamo sulla strada ed aspettiamo il primo bus per rientrare a casa. È stata proprio una giornata altamente istruttiva.
Qualche giorno dopo andiamo, sempre insieme a Sophie e Alain, a visitare il fortino che domina la città di Marigot. Percorriamo il sentiero e poi la scalinata che ci porta fino alle mura del forte. Ci sediamo sulla sola panchina del sito con vista mozzafiato sulla baia e ascoltiamo i nostri ciceroni raccontarci la storia del luogo. Fort Louis fu costruito nel 1789 per volere del governatore dell’isola al fine di proteggere le scorte e i raccolti. Poi fu lasciato all’abbandono fino al 19° secolo dove venne restaurato per difendere l’isola dagli attacchi degli inglesi che arrivavano da Anguilla. Diversi lavori sono stati fatti per mantenerlo in buono stato e oggi rappresenta una simpatica visita culturale con una vista spettacolare sull’isola. Immortaliamo con un selfie questo momento tutti  e 5 insieme.
Per completare il nostro tour un sabato mattino caldo e soleggiato andiamo con il solito bus ad esplorare una delle zone più famose della parte francese. La baia orientale,situata  nella zona nordest dell’isola, è la spiaggia più grande e più frequentata praticamente il luogo turistico per eccellenza. Non mancano infatti ristoranti sulla spiaggia, hotel, ville in affitto, negozi e ogni tipo di sport nautico. Nella parte più estrema della spiaggia si trova una parte dedicata ai naturisti. Noi percorriamo a piedi la lingua di sabbia, che però è piena di sargassi, appena troviamo una zona più libera facciamo un lungo bagno in quest’acqua turchese. La giornata passa velocemente con bagni a ripetizione e momenti di relax sulla spiaggia. Poi al tramonto, prima che le forze ci abbandonino, riprendiamo il bus e torniamo su Dumas.


Il carnevale è alle porte infatti questa settimana sono previste parate, concerti e grandi feste in piazza. Facciamo un simpatico laboratorio di carnevale dove costruiamo con materiale di riciclo delle colorate mascherine di che poi regaliamo a tutti i nostri amici. La grande parata si avvicina quindi tiriamo fuori dal gavone magico di Reva tutto il necessario per preparare il suo costume di Carnevale: ali da farfalla rosa, gonnellino di tulle arcobaleno, canottiera rosa e d i trucchi per il viso. Domenica 23 febbraio sbarchiamo con i nostri amici e la nostra bella farfalla rosa per assistere alla grande parata. Il sole batte inesorabile sulle nostre teste in una giornata caldissima e senza un filo d’aria. Reva è bellissima nel suo costume, tutti siamo provvisti di mascherine colorate e io sono armata di macchina fotografica per immortalare l’energia della festa. I carri sono pochi, con una musica infernale ad altissimo volume capace di far vibrare la cassa toracica! L’allegria, l’energia e la gioia si presenta ai nostri occhi sotto forma di una massa di ballerini in movimento libero dai costumi sgargianti, luccicanti e pieni di piume. Uomini, donne, bambini sono in strada a scatenarsi dietro ai carri coinvolgendo con loro entusiasmo gli spettatori ai bordi della strada. Alcuni costumi sono proprio belli. I carri non sono molti quindi appena passa l’ultimo attraversiamo la strada e raggiungiamo la parallela in modo da poterli rivedere tutti una seconda volta...così sembrano il doppio! Dopo tanta confusione siamo però contenti di riguadagnare la pace della nostra barca. Reva è stata contenta quindi lo siamo anche noi ma come dico sempre a Michele “dopo il carnevale di Salvador de Bahia per noi il carnevale non sarà mai più lo stesso!”
Il 3 marzo i primi 3 casi di Covid19 alle Antille arrivano sulla vicina isola di Saint Barth da residenti rientrati dalla Francia (2 di loro vengono ospedalizzati a Saint-Martin). Sapevamo che prima o poi sarebbe successo ma sinceramente non ci aspettavamo così presto. Nessuno sembra preoccuparsi troppo, noi lo siamo  molto invece perché abbiamo visto la rapidità di diffusione del virus in Italia. Qui nessuno neppure sa quello che sta accadendo in Italia, noi invece ovviamente seguiamo la situazione italiana  preoccupati per le nostre famiglie che si trovano nelle regioni più colpite. Restiamo informati e vigili sull’evoluzione alle Antille.
Il meteo di questi giorni è favorevole quindi come programmato mercoledì 4 marzo in mattinata leviamo l’ancora da Galisbay e facciamo rotta verso la Martinica. In questa piacevole pausa ci siamo riposati e divertiti quindi con entusiasmo ci mettiamo a veleggiare tra le isole.


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25 January 2020

CAPO VERDE: SAO VICENTE, 10 anni dopo

Giovedì 23 gennaio alle 14 ancoriamo nella baia di Mindelo e mentre stiamo ancora sistemando l’ancoraggio vengono a darci il benvenuto i nostri “vicini”. Sono una famiglia neozelandese numerosa (mamma, papà e tre figli maschi), dinamica e molto simpatica incrociata l’ultimo giorno a Las Palmas. Hanno comprato la barca in Grecia e si sono dati uno/due anni al massimo per rientrare in Nuova Zelanda. Ci raccontano la loro navigazione fino a qui e ci portano brutte notizie di Kokos (la barca delle ragazze norvegesi accanto a noi a Las Palmas) che ha disalberato a 200 Mn delle Canarie. Fortunatamente l’equipaggio sta bene e la barca è riuscita a rientrare a motore fino all’isola di Hierro. La notizia ci rattrista molto anche se siamo felici di saperli tutti in salvo.
Dopo i saluti siamo in costume in tempo zero e ci buttiamo in mare felici di poter finalmente fare un bel bagno. L’acqua in un primo momento è frizzantina ma si sta dentro volentieri. Doccia, tuffi, nuotate e tante risate. Come si sta bene dopo una bella rinfrescata!
Ci dedichiamo ora a Dumas quindi riordiniamo, puliamo, sistemiamo e approfittando dell’assenza di vento risolviamo un problemino al rolla-fiocco. Riusciamo a far tutto prima del tramonto.
Nella calma della sera in pozzetto osservando Mindelo che ci sembra notevolmente cambiata rispetto a quella che abbiamo conosciuto 10 anni fa. Domani andremo a verificare di persona.
Venerdì 24  gennaio verso le 9 sbarchiamo, lasciamo il dinghy al piccolo pontile del Club da pesca di Mindelo (1€ per tutto il giorno). Raggiungiamo l’ufficio dell’Immigrazione per fare l’entrata dove ci accoglie un ufficiale capoverdiano, un grosso omone dagli occhi gentili con un leone tatuato sul braccio che sbuca dalla divisa piena zeppa di distintivi. Ci fa riempire un formulario con i nostri dati, li inserisce in un computer e dopo aver messo il timbro di ingresso ci restituisce i nostri passaporti accompagnati da un sorridente “Welcome to Capo Verde!”(Costo dell’operazione 500 Escudi CV cioè 5€). Andiamo in seguito alla polizia marittima dove un ufficiale molto sorridente ci fa compilare un formulario e ritira il libretto della barca che verrà tenuto in custodia fino alla nostra partenza. Formalità finite! Ora andiamo ad esplorare la città.
Percorriamo il lungo mare fino al nuovo Marina, arriviamo alla piazza centrale dove scopriamo un bellissimo murales che raffigura la famosa cantante Cesaria Evola. Rimaniamo incantati da questo gigante “affresco” che hanno realizzato praticamente scrostando il muro o meglio togliendo l’intonaco dalla parete. Percorriamo una delle vie principali e raggiungiamo il mercato coperto dove avevamo fatto rifornimenti per la traversata 10 anni fa. Sui banchi troviamo frutta tropicale, verdura e delle piccole forme di formaggio fresco. Usciamo e seguiamo la strada che porta al comune, giriamo verso la piazza della chiesa dove ritroviamo la panetteria scoperta 10 anni fa con Osvaldo che ancora fa il pane e le brioche alla cannella (le prendiamo e divoriamo in un boccone!).  Proseguiamo fino alla piazza Estrella dove si trova il mercato all’aperto, lungo la strada incontriamo donne che portano sulla testa grosse bacinelle stracariche di frutta o verdura. A guardarle sembrano non fare nessuna fatica ma è incredibile il peso che riescono a portare in questo modo. Sicuramente frutto di un lungo allenamento!
Nella grandissima piazza si trova una zona dove vendono artigianato e souvenir in casette in muratura, una parte sotto a grandi chioschi di ferro dove persone improvvisano banchetti, catini o secchi pieni di mercanzia in vendita. In un altro angolo vendono vestiti ed artigianato senegalese ed infine al coperto si trovano banchi permanenti di frutta e verdura. Il mercato è vivace e rumoroso e lo percorriamo in lungo e in largo. Attraversando la piazza troviamo anche la lavanderia Lavamatic ( 4€ per 7kg) che torneremo a trovare presto.
Tornati sul lungomare non possiamo non visitare il mercato del pesce dove vediamo casse piene di tonno pinna gialla, barracuda, pesce spada, pescetti rossi con i pallini blu e tanti altri ancora. In una zona il pesce viene scaricato e pesato, in un altra zona sopra delle grandi vasche il pesce viene tagliato e pulito dalle abili mani dei venditori (qui i gatti fanno a gara a recuperare i succulenti resti). Insomma uno spettacolo.
Raggiungiamo il Marina dove tutti parlano anche francese, Michele trova un ragazzo che può aggiustare un pezzo per la barca mentre io trovo un accesso wifi che mi permette di scaricare la posta e i messaggi dopo questi giorni di navigazione. Fuori dal Marina hanno costruito una serie di strutture nuovissime con negozi dedicati ad un turismo europeo (gioielliere, ottico, banche, abbigliamento e  alberghi di lusso). Tra questi c’è anche una galleria che vende stampe e libri su Capo Verde e i suoi personaggi con foto spettacolari. Accanto a questi negozi splendenti in netta contrapposizione si trova la spiaggia con le sue barche sfasciate, il mercato del pesce coloratissimo ma comunque fatiscente, le case scrostate  e decadenti i venditori con la merce buttata sul marciapiede e tanti cani scheletrici e spelacchiati che passano la giornata a mendicare cibo o a dormire svenuti a terra. Ci sembra che questo contrasto sia molto marcato e non lo ricordavamo così netto al nostro ultimo passaggio.
Prima di rientrare nella piazza poco lontana dal Marina troviamo anche un parco giochi, di recente costruzione, che regala a Reva tanta felicità. Nel parco c’è anche una connessione wifi aperta non molto forte ma che ci permette di fare qualche chiamata ai familiari. Torniamo a bordo pieni di emozioni.
Sabato 25 gennaio ci svegliamo con un cielo grigio quindi ne approfittiamo per  fare un po' più di scuola. Dopo pranzo decidiamo di scendere comunque per sgranchirci le gambe. Pioviggina, la città è deserta. Compriamo del pane e un formaggio locale da provare, andiamo al parco e percorriamo la città in lungo e in largo giusto per camminare.
Rientriamo in barca appena in tempo prima che il cielo si apra in una pioggia battente. Al sicuro su Dumas ci prepariamo un te caldo con biscotti e dedichiamo il resto della giornata alle nostre attività: aggiorniamo il diario di bordo, sistemiamo, giochiamo e leggiamo.


Domenica 26 gennaio è tornato il sole quindi ci regaliamo una bella colazione in pozzetto. È domenica, scendiamo a terra e dopo un giro al parco raggiungiamo la chiesa. Quando arriviamo troviamo il parroco con i fedeli fuori che iniziano una processione intorno alla piazza prima di entrare in Chiesa. Ci mettiamo in coda alla processione così quando raggiungiamo la Chiesa tutti i posti a sedere sono presi e restiamo in piedi dopo l’ultima panca (un provvidenziale gradino sarà perfetto per far sedere Reva). La celebrazione è molto sentita da tutti, cantano, partecipano e i bambini delle prime panche sono immobili,composti e silenziosi per tutte le 2 ore (!!) della Messa. Tutti sono vestiti al meglio delle loro possibilità, i colori non sono sgargianti ma piuttosto toni scuri, molti hanno l’abito della festa, le donne più anziane portano tutte un foulard sui capelli, gli uomini sono eleganti e i bambini vestiti da prima comunione. Noi seguiamo e partecipiamo alla celebrazione con gioia senza però capire troppo della lunga predica del parroco in portoghese. Tutti sono con noi molto sorridenti e accoglienti. Una particolarità, impossibile da non rimarcare, è la presenza di una donna che continua a fare su e giù per la navata parlando da sola e facendo gesti osceni verso il parroco. Nessuno la guarda o sembra sorprendersi per quello che fa e per tutta la durata della Messa viene lasciata libera di muoversi, solo alla fine quando scoppia a piangere ed inizia e gridare un signore la avvicina e l’accompagna con dolcezza fuori.
A noi piace sempre appena possibile andare a Messa nei paesi che visitiamo, anche quando non capiamo la lingua del posto, questo ci fa sentire parte di qualcosa più grande, vicini e uniti a persone dagli ideali e valori comuni. Riesce a farci sentire sempre in un luogo familiare.
Uscendo dalla Chiesa diverse persone si avvicinano per chiedere “un soldino per il pane o un soldino per il caffè” che incontreremo poi ogni giorno. Raggiungiamo il parco giochi così mentre Reva si diverte noi ci colleghiamo al wi-fi per parlare con skype con i nonni e dopo diversi tentativi finalmente riusciamo a sentirli. Reva trova un amica italiana, Mia, con la quale inizia a correre, ridere e giocare come la conoscesse da sempre. Terminata la chiamata con i nonni andiamo a conoscere il padre, Sacha, un italiano che vive qui da 5 anni che ci invita al compleanno di Mia nel pomeriggio. Lo salutiamo, torniamo a bordo e dopo pranzo prepariamo un bel disegno, un libro e un peluche da regalare a Mia. Nel pomeriggio sbarchiamo, ci incamminiamo verso il quartiere Che Guevara, dove abbiamo appuntamento, quando vediamo la strada davanti a noi invasa da una folla di persone, tamburi che suonano, confusione e fermento. Non capendo bene quello che sta succedendo affrettiamo il passo e raggiungiamo la bella casa dove Sacha vive con la moglie Veronica e Mia, un luminoso appartamento con un bel terrazzo vista mare. Inizia la festa per i quattro anni di Mia con amichette e compagni di asilo, Reva è contentissima! Conosciamo Veronica, Barbara, Orietta, Stefano e altri italiani che vivono e lavorano qui da anni. Ascoltiamo le loro storie, come  sono approdati in questa isola, cosa cercavano e cosa hanno trovato. Tutti cercavano un ambiente diverso dove vivere e lavorare, hanno scoperto per caso l’isola ma chi più chi meno si sono trovati in sintonia con il posto. Sembrano tutti contenti della scelta fatta, le attività aperte funzionano ma soprattutto sono contenti della loro qualità di vita e del rapporto con i capoverdiani che sono accoglienti e tranquilli.
I padroni di casa hanno preparato una festa di compleanno da manuale, con corone per gli invitati più piccoli, dolci di ogni tipo, una deliziosa torta spettacolare e un ricco buffet. Tutto squisito da veri professionisti del settore. La serata è stata proprio piacevole, abbiamo ascoltato le loro storie, raccontato la nostra e soprattutto ci siamo sentiti molto in sintonia con loro e decisamente sulla stessa lunghezza d’onda. La cosa curiosa è che proprio ieri io e Michele ci chiedevamo come doveva essere vivere in questa isola ed ora lo sappiamo! Nonostante la loro evidente soddisfazione, la bellezza indubbia dell'isola e la tranquillità dei locali noi non siamo pronti a fermarci (lo saremo mai?) anche se sentiamo che potremmo benissimo ripassare da queste parti.
Senza troppo rendercene conto arrivano le 21 quindi quando tutti iniziano ad andare anche noi ringraziamo di tutto cuore e ci avviamo a piedi verso il porto. Reva sarebbe probabilmente rimasta con Mia per una settimana intera tanto si è trovata bene…ma anche le cose belle hanno una fine. Rientriamo quindi a casa comunque felicissimi.
Lunedì 27 Reva si alza dal letto, inforca la sua coroncina cimelio della festa di compleanno di ieri sera e ci raggiunge in pozzetto per la colazione.
Oggi è un giorno operativo, abbiamo deciso di partire mercoledì quindi ci attiviamo per i preparativi: lavanderia, pattumiera, acqua, gasolio e gas.
Nel pomeriggio al parco ritroviamo Gabriel un bambino capoverdiano dagli occhi vivaci e uno splendido sorriso con cui aveva giocato altri giorni. Pur non parlando la stessa lingua si capiscono bene e si divertono come matti. Arriva anche Diego, un bambino conosciuto alla festa ieri sera, accompagnato dal papà Mauro un ragazzo molto simpatico con il quale restiamo a chiacchierare fino a sera. Ci diamo appuntamento per domani sempre al parco.
A bordo dopo cena sentiamo sempre della musica molto forte che scopriamo essere le prove per il carnevale . A Mindelo il carnevale è rinomato e rappresenta un grande evento per tutti. A questi cortei di balli e danze partecipano anche i “Mandinga” un gruppo che per provocazione ed ironia si ricopre la pelle di una pasta nera, si veste con costumi di paglia e si scatena in balli, grida e versi da tribù selvaggia. L’obiettivo è prendere in giro chi ancora crede che gli africani sono tutti e solo membri di tribù selvagge. Li abbiamo anche incontrati in città e si sono dimostrati molto simpatici lasciandosi fotografare in pose guerriere.
Anche Martedì 28 la mattinata passa velocemente mentre sbrighiamo le ultime faccende per preparare la partenza. Prima di tutto andiamo alla polizia marittima e all’immigrazione e facciamo l’uscita. Terminate le incombenze burocratiche partiamo per la missione approvvigionamento freschi. Andiamo dal panettiere e facciamo il pieno di pane, panini e brioche alla cannella. Al mercato di piazza Estrella compriamo frutta e verdura. Sono tutti tranquilli ti lasciano guardare, toccare e fare senza essere troppo insistenti. Proseguiamo al mercato coperto e continuiamo i nostri acquisti facendo bene attenzione ai prezzi che sono piuttosto  stabili (nessun prezzo diverso per il turista). Compriamo pomodori, banane, carote, crauti, uova, papaie, cetrioli, cipolle e un infuso di ibiscus. Facciamo un giro al mercato del pesce e faccio foto a volontà. Infine al mercato al coperto recupero limoni, maracuja e papaie purtroppo non è la stagione dei manghi e degli avocadi che se si trovano sono carissimi. Michele compra in ferramenta il macete che useremo per aprire i cocchi...e forse farci largo nella boscaglia in atolli deserti come facevamo in Polinesia. Torniamo a bordo con tutto il nostro bottino dove ci aspetta l’operazione di lavaggio e asciugatura. Frutta e verdura vengono lavate e lasciate ad asciugare al sole bene sul ponte o nell’amaca di rete a poppa. Solo quando tutto sarà ben asciutto provvederemo a stivare nei gavoni questo prezioso tesoro.
Alle 16 armati di pallone scendiamo e andiamo al parco dove Reva si ritrova a giocare a calcio (più che altro direi una corsa di gruppo dietro al pallone) con l’amico Gabriel, un paio di bimbe e altri bambini capoverdiani. Ci raggiungono Diego con la mamma Barbara e più tardi Mia con Sacha e Veronica. Mentre i bimbi giocano insieme noi adulti ci facciamo chiacchere e risate come ci conoscessimo da sempre. All’imbrunire dopo aver salutato Barbara e Diego, finiamo la serata al bar del Marina per una birra con Sacha, Veronica e Mia. Siamo proprio contenti perché questo ci permetterà di conoscere meglio loro e la loro storia visto che erano stati piuttosto impegnati la sera del compleanno. Li ringraziamo per l’accoglienza e amicizia che ci hanno dimostrato e ci promettiamo di rimanere in contatto. Reva e Mia si stringono in un forte abbraccio.
Mentre passeggiamo sul lungo mare prima di raggiungere Dumas, avvolti dal buio della notte, respiriamo a fondo l’aria frizzantina e gustiamo in silenzio la semplice gioia data dal camminare sulla terra un passo dopo l’altro. 
Una volta  a bordo mettiamo Reva a letto poi ultimiamo i preparativi...domani si parte.
Arrivederci Mindelo e grazie!


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24 January 2020

CANARIE-CAPO VERDE

J0 Partenza da Las Palmas(879/0 Mn)
Sabato 18 gennaio 2020 alle 8:03 molliamo gli ormeggi del Muelle Deportivo di Las Palmas mentre il pontone sta ancora dormendo. Il nostro vicino, svegliato dal rumore del motore, esce in pozzetto ancora in pigiama per salutarci e augurarci buon vento. Il sole appena sorto illumina il porto e tutta la città di un magnifico color dorato. Salutiamo Gran Canaria e Las Palmas e la ringraziamo di cuore per le belle esperienze e gli incontri che ci ha regalato.
È una bella giornata di sole con un cielo limpido, senza nuvole e di un azzurro intenso. Usciti dal porto, avanziamo a motore nelle prime miglia di allontanamento per circa 1 ora poi possiamo finalmente aprire le vele e procediamo di bolina larga. Ci lasciamo trasportare dal vento e dal mare attenti ad assaporare le prime sensazioni che ci regala questa navigazione dopo una lunga pausa a terra. Osserviamo la costa dell’isola sfilare accanto allo scafo e questo ci porta a ricordare i luoghi visitati e le belle giornate condivise con amici e famigliari. Abbiamo la randa e il genova aperti completamente, veleggiamo di bolina a 5kt di velocità. Una volta scapolata punta Arinaga facciamo rotta verso sud e quindi procediamo comodamente al gran lasco. Siamo tranquilli, sdraiati tutti in pozzetto a raccontarci storie, a guardare il cielo pieno di aerei che incrociano le loro rotte, a fare micro-sonni mentre lasciamo che il corpo si adatti dolcemente alla navigazione. Alle 14 abbiamo percorso 30Mn con un vento NE di 14Kt, un onda moderata e un andatura gradevole. Il pomeriggio passa tra coccole, lettura di Harry Potter 4, scuola e giochi. Alle 20 quando facciamo il punto nave abbiamo percorso 67Mn il vento è sempre NE ma è aumentato a 20/23Kt . Dopo cena usciamo tutti in pozzetto ad ammirare il cielo, una stellata impressionante appare davanti ai nostri occhi e ci lascia senza parole. L’assenza di luna e di ogni altra forma di luce fa si che anche le stelle meno luminose brillino in modo intenso al punto da non permetterci di riconoscere le solite costellazioni. Con tempo, impegno e fatica  riusciamo però ad individuare il Carro, Cassiopea, la cintura di Orione e due belle stelle cadenti. Si sta bene fuori ma è tardi quindi portiamo Reva a dormire ed iniziamo i nostri turni di notte. Michele fa il primo turno di 3 ore fino a mezzanotte poi inizio io fino alle 3 e via di seguito. Il vento è rinforzato a 25/28Kt quindi prendiamo una mano alla randa. La barca avanza veloce con una media di 7/9 kt di velocità, è stabile e ogni tanto parte in surf sulle onde a 12/14kt. Teniamo sotto controllo anche il traffico di navi che per ora è piuttosto tranquillo. Siamo belli coperti con giacca e cappello perché l’aria è bella frizzante. La notte procede senza problemi.
J1  26°03.27N  17°11.91W (712/167 Mn)
Domenica 19 gennaio alle 8 facciamo il punto nave delle 24h, abbiamo percorso 167Mn. La navigazione procede sempre in poppa rapida e stabile con randa piena e genova tangonato. Facciamo colazione in pozzetto mentre un numeroso gruppo di stenelle climene e maculate vengono a saltare e giocare a prua. Reva è entusiasta e grida ad ogni loro salto. Abbiamo un piccolo problema con il pilota automatico che fortunatamente Michele risolve velocemente(un filo si era scollegato). Aggiorniamo il diario di bordo di Reva dove registra tutti i dati sul meteo, vento, mare, pressione, miglia percorse e avvistamenti fatti. Nel mezzogiorno il vento diventa più E, togliamo il tangone, apriamo il genova e procediamo sempre a 7Kt. Pranziamo in pozzetto con una bella piadina prosciutto, formaggio e pomodorini...come dice Reva “Delicius!”. Nel pomeriggio il cielo si vela di nuvole, Michele è al timone mentre noi avvistiamo una tartaruga gigante sfilare proprio accanto allo scafo. Reva fa scuola e poi si mette a guardare i suoi fumetti tranquilla nella sua cabina. Verso sera il cielo si apre e assistiamo ad un bellissimo tramonto che tinge il cielo di rosso. Mettiamo il tangone e prendiamo una mano alla randa perché il vento è rinforzato. Mentre Reva dorme iniziamo i turni della notte. Sono sola in pozzetto, il cielo stellato è magnifico, il silenzio e il buio mi avvolgono, nel mare compaiono qua e là macchie fluorescenti, l’aria è profumatissima...assaporo la dolce pace di questo momento.
J2  23°38.62N  18°51.55W (539/340 Mn)
Lunedi 20 gennaio alle 8 facciamo il punto nave, abbiamo percorso 340Mn. È una bella giornata di sole, l’equipaggio è in ottima forma, la navigazione procede confortevole e veloce. La mattinata procede tra scuola, giochi e letture. Procediamo sempre in poppa con un NE 15/20 kt che rinforza nel pomeriggio, avanziamo a 7/8kt di velocità con una rotta di 217°.
La notte passa tranquilla senza nessun avvistamento di navi, procediamo rapidi e veloci sempre con questo NE 20kt. 


J3  21°24.60N  20°54.96W (362/517 Mn)
Martedì 21 gennaio alle 8:07 facciamo il punto, abbiamo percorso 517Mn ( 170Mn nelle 24h). È un’altra bella giornata di sole, proseguiamo rapidi  la nostra rotta verso Sud con il vento sempre NE di 15Kt. Facciamo tutti insieme una deliziosa colazione in pozzetto con pane nero e brie che ci riempie di gioia! Ammiriamo il paesaggio illuminato dai raggi rosati del sole che sorge. Non abbiamo più avvistato stenelle, altri animali marini o navi. Reva aggiorna il suo diario di bordo e facciamo un po' di scuola. Con nostra grande sorpresa poi troviamo a bordo un pesce volante rimasto impigliato nella notte sotto la zattera di salvataggio. Lo prendiamo e prima di ridarlo al mare lo studiamo e lo osserviamo attentamente affascinati dalle sue ali che gli permettono di coprire in volo anche grandi distanze. Il sole è bello caldo quindi restiamo tutti in pozzetti a farci scaldare. Michele e io siamo sdraiati in pozzetto mentre Reva gioca con il pongo regalato dalla zia Laura sforna pizze, focacce, crepes e croisant per tutti. Arriva mezzogiorno e il nostro appetito solleticato da tante prelibatezze mi obbliga ad andare a preparare il pranzo. Ci regaliamo un cous cous con pollo, mozzarella, pomodorini, olive e patate saltate al chimichiurri….Mmmmmm che delizia!
La notte passa tranquilla con vento regolare sui 18Kt senza navi o fastidi. Al cambio turno della mezzanotte ci fermiamo un po' insieme in pozzetto a chiacchierare, mangiare due pistacchi e contemplare questo cielo stellato in totale relax.
J4 19°23.84N  23°02.71W (191/688 Mn)
Mercoledì 22 gennaio alle 8:28 facciamo il punto, abbiamo percorso 688Mn. In mattinata un forte rumore ci richiama in pozzetto, il tangone si è sganciato dall’albero a causa della rottura dell’anello che lo teneva . Arrotoliamo velocemente la vela di prua e fissiamo il tangone allo scafo. Ora procediamo con randa e genova pieno con rotta 209°. Ogni mattina riusciamo a scaricare il meteo che ci conferma questo vento favorevole fino al nostro arrivo. Dopo qualche giorno di solitudine raggiungiamo una barca a vela francese che sta facendo la nostra rotta verso Capo Verde. Nel pomeriggio fa caldo quindi ci mettiamo in canottiera sul fianco della barca a respirare l’aria, prendere il sole e farci scompigliare i capelli dal vento. Cantiamo, giochiamo e ridiamo in allegria. Si sta veramente bene! Quando l’aria si rinfresca al finire del pomeriggio scendiamo sottocoperta e continuiamo le nostre letture. Dopo cena iniziamo i turni di notte con il vento che rinforza infatti procediamo a 8kt di velocità. La notte prosegue senza problemi ad eccezione di una petroliera cinese che incrocia la nostra rotta però passandoci dietro. Dove starà andando?
J5 17°27.41N  24°43.36W (167/712 Mn)
Giovedì 23 gennaio al nostro risveglio abbiamo percorso 712Mn quindi restano 33Mn a Capo Verde. Siamo molto contenti di questa distanza perché ci permetterà di atterrare sull’isola di Sao Vicente nel primo pomeriggio e quindi con la luce. Il vento doveva calare invece è ancora sui 15/18Kt e ci spinge velocemente verso la nostra destinazione. La giornata è bella e la temperatura inizia ad essere proprio gradevole. Avvistiamo finalmente terra, è l’isola di Sant Antao con rocce rosse di terra brulla a picco sul mare è ben visibile per le sue alte vette. Vediamo anche dei pesci volanti scappare al passaggio di Dumas e siamo tutti d’accordo nel dire che è molto più bello vederli in mare che rinsecchiti in pozzetto! Avvistiamo poi  una bombola del gas, bottiglie e altri contenitori, segni inequivocabili che esemplari di Homo sapiens sapiens sono nei paraggi. Reva è felicissima perché finisce la lettura in autonomia del suo primo libro:Giulio Coniglio e il pic-nic con la balena. Festeggiamo!
Occupiamo come possiamo il tempo che ci separa dall’atterraggio perché come sempre entriamo in uno stato di trepidazione che rende lentissime le ultime miglia. Il vento ci abbandona per un oretta e procediamo a motore poi ritorniamo a vela e navighiamo veloci tra le isole. Siamo in pozzetto ad assaporare il momento e approfittiamo per osservare la costa di queste belle isole che lasciano intuire la loro natura selvaggia.
Arriviamo finalmente a Sao Vicente e alle 14:45 buttiamo l’ancora nella baia di Mindelo (16°53.07N  24°59.69W) dopo 879 Mn  e 5 giorni di spendida navigazione. Grazie Dumas!



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1 October 2019

ITALIA: SARDEGNA Villasimius

Lunedì 30/09/2019 alle 6:30 un bel sole si affaccia sul mare turchese della baia e noi ci ritroviamo in pozzetto ad ammirare il paesaggio. Siamo a Villasimius ancorati a Punto Giunco (39°06.88N 09°31.52E), una lunga spiaggia bianca che termina con Capo Carbonara, un promontorio ricoperto di bassa vegetazione profumatissima e la vicina l’isola dei Cavoli. Decidiamo all’unanimità di fare colazione in pozzetto e mentre affondiamo i denti nei nostri frollini 100% italiani ecco un delfino far capolino accanto allo scafo...che meraviglia!
La giornata è splendida e fa molto caldo quindi in mattinata dopo aver fatto scuola nessuno riesce a trattenere più la voglia di tuffarsi in quest’acqua cristallina che presenta una varietà infinita di sfumature del turchese. Reva fa tuffi a ripetizione che ben esprimono la gioia che porta nel cuore. La consapevolezza che questi sono gli ultimi bagni della stagione ci fa sicuramente apprezzare ancora di più questi momenti in mare. Il fondale è di sabbia bianca e il mare è ricco di pesce, quindi armati di maschere inseguiamo aguglie, pesciolini gialli, grigi e tutto quello che vediamo muoversi in mare. Purtroppo senza incontrare i delfini della mattina! In acqua si sta benissimo e non vorremmo più uscire ma una volta fuori dobbiamo asciugarci bene perché è arrivato un bel vento fresco...d'altronde siamo a fine settembre.
Aspettiamo che il vento cali per poter sbarcare. Lasciamo il dinghy sulla bella spiaggia di Porto Giunco, una lingua di sabbia bianca, dietro la quale si trova lo stagno di Notteri dove possiamo ammirare fenicotteri rosa, gabbiani, cormorani e cavalieri d'Italia bianchi e neri. Il pregio dell'oasi è data dalla presenza dei fenicotteri, uccelli maestosi, alti un metro e mezzo, bianchi, dal collo lungo e affusolato, con ali che si tingono di rosa e nero. L'oasi è delimitata da una scogliera e da un promontorio, tutto intorno è circondata da  salici e altre specie della macchia mediterranea.
Sul promontorio di Capo Carbonara si erge una torre di avvistamento spagnola che raggiungiamo seguendo un sentiero immerso nel verde e ben battuto. Camminiamo proprio volentieri dopo i giorni di inattività forzata, soprattutto Reva che salta a destra e sinistra senza sosta. Arrivati a destinazione ci fermiamo ad ammirare la vista sulla baia che è assolutamente da non perdere. Un pannello informativo ci spiega che questa torre spagnola fa parte di un insieme di torri di avvistamento che riusciamo bene a distinguere a occhio nudo: Capo Boi, Cala Pira e infine la Torre aragonese di San Luigi sull’isola Serpentara.
Ritornati in spiaggia passeggiamo tranquillamente fino alla sua estremità  dove si trovano un gruppo di rocce che illuminate dal sole al tramonto fanno da cornice perfetta per le nostre foto. Quando il sole sparisce dietro l’orizzonte ritorniamo subito a bordo perché il freddo non tarda a farsi sentire. È stata proprio una bellissima giornata.
Martedì 1 ottobre ci svegliamo con un bel sole e una calma totale nella baia. Facciamo scuola e poi un lungo bagno in questa piscina naturale in cui è facile entrare ma sembra impossibile riuscire ad uscire. Alle 14 salpiamo l’ancora per far rotta verso Cagliari. Passiamo il pomeriggio a veleggiare di bolina con 15 Kn di vento da SW, percorrendo tutta la costa e ammirando il paesaggio di questa zona della Sardegna che non avevamo mai visto prima. Ancora una volta le tigri di Mompracem verranno a farci compagnia e brandendo le loro sciabole daranno vita a sanguinosi arrembaggi per poter finalmente raggiungere e liberare la perla di Labuan tenuta prigioniera a Cagliari.
Alle 17 siamo nel Golfo degli Angeli e buttiamo l’ancora a Poetto (39°11.73N 09°09.92E) la zona balneare a Sud della città di Cagliari. Da domani il meteo annuncia l’arrivo del Maestrale quindi saremo fermi qui per qualche giorno e ne approfitteremo sicuramente per un giro in città.

30 September 2019

SICILIA – SARDEGNA “all’arrembaggio tigri di Mompracem!”

Il 27/09/2019 alle 4:35 salpiamo l’ancora completamente ricoperta di fango (la rada ha infatti un ottima tenuta!) e salutiamo Siracusa ancora addormentata. Usciamo dalla rada e veniamo come inghiottiti dal nero assoluto di una notte senza luna ne stelle. Avanziamo a motore con un vento al traverso, purtroppo  insufficiente per avanzare a vela, e una fastidiosa onda che sbatte sullo scafo. Superato Capo Murro di Porco cambiamo finalmente rotta, l’onda si attenua senza darci più fastidio, il vento aumenta e avanziamo a vela al traverso. Avvistiamo un paio di pescatori e qualche boa ma per il resto procediamo senza problemi. Alle 7, mentre il sole sta sorgendo, il vento gira come ci attendevamo e proseguiamo il resto della navigazione con vento in poppa. Mentre facciamo colazione in pozzetto con una deliziosa crostata della nonna, 3 delfini si avvicinano allo scafo, subito io e Reva corriamo a prua per osservarli, giocano, saltano e fanno gare tra di loro. Restano con noi un po' di tempo permettendoci di osservarli bene e quando si allontanano andiamo a vedere sul nostro libro se li riconosciamo: Stenelle. La giornata è splendida, c’è un sole caldo in un cielo azzurro senza nuvole, passiamo la mattinata in pozzetto per fare la  scuola di Reva e un lavoretto per l’imminente festa dei nonni.  Alle 9:30 passiamo davanti a Porto Palo con il suo castello e il faro, ancoraggio in cui ci eravamo riparati dal brutto tempo nel 2016 con Vagabond. Veleggiamo con vento in poppa a 5Kn di velocità mentre scapoliamo Capo Passero. Nel pomeriggio il vento cala notevolmente, decidiamo quindi di provare la vela code 0, prima normale e poi a farfalla. Fa molto caldo e ci ritroviamo in pantaloncini e canottiera. Il mare è meraviglioso con un acqua  turchese davvero invitante infatti facciamo fatica a contenere l’insistente voglia di Reva di farsi un bel bagno! Il vento ci abbandona completamente e alle 14 accendiamo il motore mentre una coppia di delfini salta accanto allo scafo. Dopo 12 ore di navigazione abbiamo percorso 62 Mn, siamo piuttosto vicini alla costa siciliana e questo ci permette di osservare il suo paesaggio e la sua conformazione.
Nel pomeriggio come per magia Dumas si trasforma in un praho che solca acque malesi e ci ritroviamo sul ponte con Sandokan e Yanez che brandendo le loro scimitarre urlano a perdifiato “all’arrembaggio tigri di Mompracem!”...la recente lettura di Salgari non ci ha lasciato indifferenti. Dopo aver affondato tutti i legni nemici salutiamo i nostri eroi mentre il sole, in un tramonto perfetto, tinge il cielo prima di arancione, poi di rosso ed infine di viola. Spettacolo!
Reva chiede di aiutarci nel primo turno di navigazione, così mentre io cucino lei esce, sempre assicurata con la sua cintura di sicurezza, ad ispezionare il mare per vedere se ci sono navi o pericoli. Le piace molto dare una mano, partecipare alla vita di bordo e soprattutto sentirsi utile. Dopo cena io inizio il mio turno di navigazione e Reva resta a farmi compagnia. Avvolte dal buio più assoluto ci mettiamo a osservare questo meraviglioso cielo stellato. Riconosce da sola l’orsa maggiore e minore con la stella polare poi insieme osserviamo le altre più importanti costellazioni. Giove e Saturno sono facilmente visibile, troviamo la nostra costellazione del Sagittario e siamo felicissime di individuare per la prima volta la costellazione del Delfino (tanto cara a Reva). La notte prosegue tranquilla sempre a motore a 5 Kn di velocità con l’avvistamento di qualche nave. Alle 04:30 facciamo il punto nave (37°12.31N 13°24.27E ) e nelle 24h abbiamo percorso 125Mn.


Sabato 28/09/2019 verso le 6 di mattina apriamo le vele grazie ad una brezza di terra e procediamo a 4/5 Kn con randa piena e code 0. Facciamo colazione con tarallucci, formaggio siciliano e speck tirolese (Grazie Christoph e Maria!). La giornata è calda e bellissima e stiamo in pozzetto tutto il tempo. Con il binocolo osserviamo la costa, le navi all’orizzonte e qualche segnale che Reva studia con attenzione. A mezzogiorno il vento ci abbandona e siamo costretti a proseguire a motore. Alle 16:40 abbiamo percorso 185 Mn, siamo a Marsala e vediamo le isole Egadi davanti a noi. Il mare è  blu , scintillante e piatto come una tavola. Quattro stenelle striate ci raggiungono a prua e dopo aver fatto spettacolari salti spariscono nella nostra scia. Osserviamo con il binocolo Favignana e Marettimo che sfilano a tribordo. La giornata è caldissima e grazie a questo mare immobile avvistiamo una tartaruga accanto allo scafo. Ceniamo in pozzetto mentre il sole tramonta illuminando quest’acqua immobile di colori dorati che sembrano dar vita ad un quadro. Questa immobilità è rotta solo dal passaggio di Dumas che disegna la sua scia per qualche breve istante prima di scomparire del tutto senza lasciar traccia del suo passaggio.
La notte procede tranquilla, sempre a motore, senza navi in compagnia però di numerose stelle cadenti. Il mare è talmente piatto che riflette le costellazioni...Spettacolare! Alle 04:30 (38°13.75N 11°04.39E) abbiamo percorso 243 Mn.


 Domenica 29/09/2019 alle 6 riprendiamo finalmente a veleggiare di bolina con 12/15 Kn di vento da SW. È una bellissima giornata di sole, cielo azzurro e mare blu.  Prendiamo il meteo che riconferma il colpo di maestrale previsto per i prossimi giorni (motivo per il quale siamo partiti nonostante questa finestra di poco vento). La mattinata passa velocissima. Michele si diverte alla barra mentre il vento si stabilizza a 15 Kn, con il code 0 e un mare particolarmente piatto  avanziamo a 7/8 Kn di velocità. Alle 16:50 abbiamo percorso 318 Mn e avvistiamo terra sulla nostra prua. A poche miglia dalla Sardegna ci raggiunge un delizioso profumo intenso di ginepro, verde e macchia mediterranea. Mentre raggiungiamo l’isola dei Cavoli il sole tramonta e tinge tutto di rosa. Superiamo Capo Carbonara mentre il vento cala progressivamente, alle 20:05 siamo a Porto Giunto a Villasimius (39°06.88N 09°31.52E ) dove buttiamo l’ancora (su sabbia in 5 m di fondo) dopo aver percorso 340 Mn. Ci regaliamo una bella spaghettata  e ci buttiamo in branda ben contenti di avere 8 ore di sonno tutte per noi.
Buonanotte Sardegna, le Tigri di Mompracem sono arrivate!


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26 September 2019

ITALIA: SIRACUSA “qualcosa che era e ora non è più!”

Lunedì 16 settembre ci svegliamo nella calma totale della rada di Siracusa dopo una notte di sonno profondo. Beviamo una tazza di caffè in pozzetto mentre ammiriamo la città illuminata dai primi raggi di sole, siamo impazienti di scendere e visitare questo luogo di cui tanto abbiamo sentito parlare. L’ancoraggio è nella zona centrale della rada proprio davanti al porto grande quindi richiede qualche minuto sul tender per raggiungere terra. Vista la calma totale sbarchiamo a remi e subito un pescatore si avvicina per sapere se abbiamo bisogno di aiuto, la sua gentilezza ci sorprende e ci da un primo assaggio della disponibilità delle persone che abitano questa città. Anche altri due tender di imbarcazioni vicine ci vengono a “soccorrere” e facciamo fatica a spiegare che non siamo in panne ma stiamo sbarcando a remi per scelta ed addirittura per il piacere del Capitano.  Ringraziamo tutti per la sollecitudine e proseguiamo a remata costante fino alla riva. Chiediamo alla Marina la possibilità di lasciare il nostro tender e loro ci accolgono nuovamente con gentilezza e un bel benvenuto. Siamo pronti per cominciare l’esplorazione di Siracusa partendo dall’isola di Ortigia, la parte più antica della città, collegata alla terra ferma da due ponti, il Ponte Umbertino e il Ponte Santa Lucia. Subito ci perdiamo in un dedalo di viuzze, dove sorgono ad ogni angolo moltissimi dei monumenti e dei musei più importanti, tanti ristoranti e locali. Raggiungiamo la scenografica piazza del Duomo con i suoi importanti monumenti del color della sabbia che quasi risplendono sotto i raggi di questo sole intenso di fine estate. Ammiriamo la Cattedrale della Natività di Maria Santissima (Tempio di Minerva) con la  sua elegante e ricca facciata barocca, sulla fiancata è facile  notare la presenza di colonne doriche inglobate nella struttura, perché la basilica è stata costruita sul preesistente tempio di Atena. Di fianco alla Cattedrale si trova il Municipio di Siracusa, ospitato in un elegante palazzo barocco del Seicento, palazzo del Vermexio. La firma dell’architetto è presente nel cornicione sinistro del palazzo dove si trova un piccolo geco scolpito che lo rappresentava . Nella piazza vediamo anche la chiesa di Santa Lucia alla Badia, santa patrona della città, nota perché vi è custodito il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio (da vedere!). Proseguiamo poi verso la costa fino alla Fonte Aretusa una fonte circolare di acqua dolce a pochi metri dal mare dove nuotano molti pesci e crescono verdeggianti piante di papiro. La leggenda dice che Aretusa, una ninfa bellissima di cui si innamorò Alfeo il figlio di Oceano, per sfuggire alla sua corte andò sull’isola di Ortigia dove fu tramutata da Artemide in una fonte. Il dolore di Alfeo fu così grande che Zeus, impietosito lo trasformò in fiume, permettendogli di raggiungere la sua amata. Immaginate la felicità di lei!
Percorriamo il lungomare che è una vera e propria terrazza sul mare piena di ristoranti dai profumi invitanti che cercano in ogni modo di far mettere le gambe sotto il loro tavolo ai turisti di passaggio. Il ristorante il Lavatoio ci fa visitare l’antico lavatoio costruito sotto l’edificio perfettamente tenuto. Arriviamo infine al Castello Maniace costruito sulla punta estrema dall’isola dall’imperatore Federico II di Svevia intorno al 1200, il castello doveva apparire come imprendibile e minaccioso arrivando dal mare. Ritornando sui nostri passi passiamo sotto la fonte Aretusa, attraversiamo un piccolo parco con grossi alberi particolari prima di sbucare al Foro Italico, un grazioso viale alberato fronte mare pieno di locali con tavolini. Qui sbucano i cunicoli sotterranei dell’ipogeo di Piazza Duomo, un percorso sotterraneo composto da una galleria principale che collega Piazza Duomo con il Foro Italico e da altri cunicoli secondari. Risale all’età greca ma viene poi ampliato durante la Seconda Guerra Mondiale quando viene utilizzato come rifugio antiaereo.
Raggiungiamo poi il tempio di Apollo in pieno centro, il tempio dorico più antico di tutta la Sicilia che è stato trasformato, nel corso dei secoli, in una chiesa bizantina, una moschea araba, una chiesa normanna e una caserma spagnola. Oggi resta ben poco, due colonne, alcuni tronconi ed un tratto di muro quindi solo con la fantasia si può immaginare la maestosa struttura originale. Arriviamo finalmente al piccolo ma pittoresco mercato di Siracusa che è un susseguirsi di bancarelle cariche di prodotti locali, profumi, colori, rumori e piccoli localini dove si mangia praticamente sempre (Dal lunedì al sabato dalle 7:30 alle 14). Ci regaliamo una buona pizza italiana da "Così" un locale nel cuore del mercato. Gustiamo con immenso piacere questa pizza anche se la nostra attenzione resta sul via vai continuo del mercato mentre Reva non riesce a smettere di fissare tra il curioso e il preoccupato il ragazzo che grida incessantemente con fare aggressivo “Pesce, Pesce grigliato, venite e assaggiate. Qui grigliamo tutto!”.
Con la pancia bella piena riprendiamo la nostra esplorazione prima del lungomare est e poi del centro città. Iniziamo a girare tra le mille viuzze lasciandoci guidare dalla pura curiosità e scopriamo ad ogni angolo botteghe, case, palazzi, cortili, portoni, cunicoli spettacolari e scorci incredibilmente romantici. Rimaniamo sempre impressionati dalla bellezza delle città italiane che sono di una ricchezza incredibile e purtroppo a volte così poco valorizzate e come in questo caso addirittura mal tenute. In qualsiasi angolo volgiamo lo sguardo appare ai nostri occhi la ricchezza della nostra terra che rende il nostro paese così unico al mondo. Passiamo nella piazza di Archimede (che nacque a Siracusa nel 287 a.C.) dove si trova la Fontana di Artemide, dedicata alla metamorfosi della ninfa Aretusa in sorgente. Ci ritroviamo poi nell’antico quartiere ebraico di Siracusa e percorriamo Via della Giudecca, la via principale, lungo cui convogliano alcune traverse. Ognuna può nasconde qualcosa di interessante, quindi passeggiamo con calma, per non perderci nulla. Ci portiamo su Via Roma, un’altra delle vie più belle della città, per arrivare in Piazza Minerva e infine in piazza del Duomo dove assaggiamo alla gelateria Bianca la nostra prima Granita siciliana (fragola, mandorla, pistacchio e gelso). Sharon ci spiegherà che le loro granite sono così buone perché sono fatte di frutta freschissima, ghiaccio e zucchero. Siamo senza parole. Assaporiamo questa delizia nella luminosa piazza del Duomo proprio mentre un artista di strada, di incredibili capacità ,con la sua chitarra rende onore alla grandiosa bellezza del luogo. Indimenticabile!
Rientriamo dolcemente su Dumas stanchi ma decisamente appagati dalla visita di questa stupenda città storica. 


Ci svegliamo di buon ora e dopo aver lasciato il tender nel marina ci dirigiamo a piedi verso il Parco Archeologico della Neapolis , quello che un tempo era l’antica città greca (apre alle 8:30, il biglietto è 10€ per adulti). Andiamo subito ad ammirare il teatro greco (V sec. a.C.), il monumento più spettacolare della città, ricavato quasi interamente nella roccia del colle a cui si appoggia. E’ conservato proprio bene ed è ancora utilizzato nel periodo estivo per numerose rappresentazioni. Rimaniamo letteralmente affascinati dal luogo. Proseguiamo la visita e raggiungiamo le latomie, cave di pietra usate come cave, granai o prigioni. La latomia del Paradiso è la più interessante, anche per la grotta artificiale alta 23 metri e lunga 65 chiamata “Orecchio di Dionisio” perché dotata un incredibile acustica. Sempre lì è presente anche una grotta chiamata dei Cordai perché, per le sue caratteristiche di umidità, fu utilizzata per secoli dai fabbricanti di corde (oggi chiusa).
Infine raggiungiamo l’anfiteatro romano (II-III sec. d.C.) di forma ellittica, di dimensioni monumentali, di cui oggi rimane ben poco. La parte superiore è mancante, all’epoca del suo massimo splendore, quello di Siracusa era il maggiore anfiteatro siciliano e uno dei più grandi in assoluto, secondo in Italia solo all’Arena di Verona. Purtroppo lo troviamo pieno di erbacce, mal tenuto e visibile solo per metà visto che la parte restante è stata chiusa ai visitatori. Peccato perché si riesce a immaginare il suo antico splendore anche se ci chiediamo, tenendolo in questo stato pietoso,cosa mai rimarrà di lui in futuro?
Usciamo dal parco e raggiungiamo il Santuario della Madonna delle Lacrime, una struttura moderna visibile da qualsiasi punto della città, la cui forma vuole ricordare una lacrima gigante. Il Santuario (1994) ospita un’immagine miracolosa della Madonna che nel 1953 ha versato delle lacrime per ben 5 giorni consecutivi. Pranziamo nel suo parco con un panino al prosciutto e delizioso pecorino locale. Cosa chiedere di meglio!
Riprendiamo poi la visita di questa parte della città piena di case mal tenute,  negozi storici e polverosi, bar recenti, diversi alimentari e dove la sporcizia dovuta ai rifiuti abbandonati dalle persone, è molto evidente. Decidiamo quindi di riattraversare il ponte e tornare ad Ortigia. Michele deve comprare pezzi per la barca e io e Reva piuttosto stanche decidiamo di aspettarlo su una panchina. Qui conosciamo Carmela, proprietaria della friggitoria La Nassa davanti a noi, seduta accanto a me sulla panchina e che decide di rimanerci fino all’arrivo di mio marito perché un ragazzo si è dimostrato troppo interessato alla mia collana (che di solito tolgo quando sono in visita in una città!!). Lei dice che girano brutti ceffi e quello non lo conosce e non le è piaciuto per niente. Aspettiamo il ritorno di Michele quindi e nel frattempo scopriamo tutto della vita di Carmela, dei suoi quattro figli tutti sposati, dei suoi 8 nipoti, del marito falegname e della fatica  che si fa a lavorare onestamente a Siracusa a causa “dell’invidia” della gente...ovviamente dopo tanta gentilezza ripartiamo con una borsa piena di arancini siciliani. Ottimi!


La mattina seguente lasciamo Dumas di buon ora per andare a fare la spesa. Mentre avanziamo a remi nella parte Nord della rada di Siracusa ci rendiamo presto conto che la nostra uscita si sta trasformando in una gita naturalistica. Guardandoci intorno infatti sembra di essere in una riserva naturale: pesci che saltano, aironi, sterne, anatre e un infinità di altri uccelli marini abitano il luogo. Buona parte della riva è ricoperta da un fitto canneto e solo alcuni punti hanno un litorale sabbioso. Reva si guarda intorno felice e curiosa. Facciamo una lezione di ornitologia e studiamo l’ambiente che ci circonda, una volta tornati a bordo faremo un disegno e approfondiremo quanto visto.
Remiamo fino alla spiaggia dove si trova un piccolo pontile di legno e lasciamo il tender a secco. Lì si trova il Circolo Nautico Vento in Poppa che ci permette gentilmente di attraversarlo. Ci ritroviamo quindi su una strada altamente trafficata e dopo 10 minuti di cammino siamo al Lidl. Facciamo un bel rifornimento approfittando dei prodotti italiani che ci piacciono e che non sempre sono reperibili all’estero. Torniamo in barca con il nostro ricco bottino!
Seguono un paio di giorni di tempo variabile con passaggi di temporali e cielo coperto. Restiamo a bordo per tenere sotto controllo la barca e ne approfittiamo per portarci avanti con il programma scolastico. In una pausa di tempo decente ci raggiunge una bambina americana che vive da un paio di anni sul catamarano accanto a noi. Restiamo in pozzetto con lei a chiacchierare per un paio d’ore (nelle quali parlerà quasi ininterrottamente) raccontandoci tutte le avventure e disavventure del loro viaggio. Nonostante la fatica che facciamo nel parlare un  inglese decente siamo contenti di vedere che riusciamo a comunicare e della visita di questa socievole bambina che ci ricorda gli incontri che si fanno con le persone in viaggio.
Lunedì 23 è una stupenda giornata di sole con un cielo azzurro e completamente privo di nuvole. Il mare è una tavola e sbarchiamo in mattinata per fare due passi in città dopo questi giorni di immobilità forzata. Inoltre abbiamo voglia di visitare Ortigia e di perderci nelle sue vie che sanno regalare scorci magnifici ad ogni angolo. Percorriamo almeno mille volte la bellissima Via Cavour, tutta pedonale, che ospita le bancarelle di artigiani hippy con articoli veramente originali. Bigiotteria di origami, vetro, pietre dure, cuoio, legno e metalli vari, quadri, schizzi, articoli in pelle, foto...la lista è lunga e ricca. In piazza del Duomo gli artisti di strada, principalmente musicisti, strimpellano mandolini, chitarre o fisarmoniche in suggestivi angoli regalando un atmosfera magica alla città. Percorriamo praticamente tutte le vie trasversali a  Via Cavour lasciandoci guidare dalla curiosità e dal desiderio di scoprire ogni angolo di Siracusa. In fondo Ortigia si percorre rapidamente e tutti i monumenti più importanti si possono tranquillamente visitare con una rilassata passeggiata di una giornata. Esploriamo, pranziamo e concludiamo il nostro giro con un gelato al pistacchio divino. Sono ormai le 15 quando torniamo nuovamente al Marina per recuperare il tender e rientrare in barca. Purtroppo si è alzato un forte libeccio con raffiche a 25 Kn che non ci permette ovviamente di rientrare a remi. Guardiamo Dumas sola all’ancoraggio che resiste alle sferzate del vento e del mare. Michele è tranquillo della tenuta della barca ma siamo comunque dispiaciuti di non poter essere a bordo per qualsiasi evenienza. Da tre giorni davano libeccio nel pomeriggio che poi non era di fatto mai arrivato quindi quando abbiamo guardato il meteo la mattina ci siamo detti che potevamo scendere tranquillamente a remi. Invece questa volta il libeccio è arrivato e anche piuttosto arrabbiato. Ci sediamo su una panchina del lungomare al Foro Italico ad aspettare che il vento cali (normalmente verso le 19) mentre Reva corre e salta  nell’ampia zona pedonale. La barca davanti alla nostra sembra troppo vicina, non siamo tranquilli e vorremmo tornare a bordo il prima possibile ma Michele non potrebbe rientrare a remi neppure da solo con il mare che si è formato. Chiediamo al Marina un passaggio ma non vogliono uscire con il loro tender con questo tempo e ci invitano a chiedere alle persone che organizzano giri in barca dell’isola che possono fare una sorta di servizio taxi. Dopo un primo tentativo fallimentare, troviamo Manuele che ci imbarca sulla sua grossa barca di legno in compagnia del cane Winnie (un piccolo e vecchio meticcio nero) che il Capitano definisce un cane da “salvataggio”! Appena usciamo dal porto il mare salta a bordo bagnando parte del ponte mentre Manuele avanza veloce. Ci racconta che fuori stagione gli piace girare a conoscere gli equipaggi e portare acqua e viveri su richiesta. Il tragitto è breve e dopo poco ci troviamo impegnati in un rocambolesco abbordaggio di Dumas che fortunatamente finisce bene. Finalmente siamo a bordo, ringraziamo di cuore Manuele che ci saluta sorridendo mentre si allontana con Winnie che scodinzola. Che avventura!


Mercoledì 25 settembre sbarchiamo per rifornimenti e faccende varie. Facciamo la spesa in un Crai poco lontano dal Ponte Umbertino e terminiamo con un giro al mercato per frutta e verdura fresca. Facciamo il pieno di affettati, formaggi, biscotti e prelibatezze italiane. In seguito facciamo il bucato a Ortigia in un’ottima  lavanderia self service aperta da qualche settimana da una famiglia di Bolzano (4€ lavare 8kg, 7€ lavare 14Kg e 1€ asciugare 8 minuti). In centro prendiamo in una pasticceria il mitico cannolo siciliano e altre paste a base di mandorle e pistacchi. Andiamo infine a salutare la nostra amica Carmela e prendiamo ancora i suoi ottimi arancini ma a mezzogiorno rientriamo in barca, oggi vogliamo essere a bordo nelle ore in cui il libeccio tornerà a soffiare con forza.
Giovedì dopo una bella colazione in pozzetto scaldati dai primi raggi di sole che illuminano Siracusa, sbarchiamo di buon ora. Abbiamo scoperto il piacere di girare per le vie della città, la mattina presto, quando le strade sono deserte, l’aria è fresca e incontri le persone locali impegnate nelle loro faccende quotidiane. Le mamme accompagnano i bambini a scuola, le persone anziane passeggiano o discutono di faccende importanti agli angoli delle vie, le donne tornano dal mercato con il necessario per il pranzo. Reva ha portato il suo monopattino e si diverte a sfrecciare nelle piazze e nelle zone pedonali dove il terreno lo consente. Ride, allegra e spensierata sotto lo sguardo dei pochi passanti. Ripercorriamo tutta la città con la voglia di rivedere i posti che maggiormente ci sono piaciuti cercando però di fare strade diverse per scoprire nuovi scorci. Il contrasto tra vie perfettamente ristrutturate e altre completamente lasciate andare, è forte. Davanti ad alcuni edifici completamente abbandonati, in balia del tempo e delle intemperie, destinati ad un inesorabile declino è impossibile non provare una profonda malinconia. Reva riassume inconsapevolmente questa sensazione mentre commenta davanti ad un edificio in rovina “cos’è questo?...è qualcosa che era e ora non è più!”.
Domani partiremo per la Sardegna, salutiamo quindi questa città così bella, solare, calda, gentile, gustosa, ricca, decadente, luminosa, viva e a volte malinconica...Arrivederci Siracusa!


15 September 2019

GRECIA – ITALIA

Sabato 14 Settembre 2019 alle 6:30 salpiamo l’ancora mentre Fiscardo sta ancora dormendo, issiamo le vele e facciamo rotta verso l’Italia. La luna, un bellissimo disco dorato che illumina il mare, è ancora in cielo mentre scapoliamo la punta nord di Cefalonia. Reva ci raggiunge in pozzetto per avere un po' di compagnia, restiamo sdraiate in pozzetto in silenzio ad ammirare la scia di Dumas illuminata dal sole che sorge. Meraviglioso!
Abbiamo un vento Nord-Est ancora troppo leggero quindi procediamo aiutandoci dal motore, un onda importante da nord-ovest rende faticoso il nostro adattamento alla barca e dopo tre mesi passati a girellare tra le splendide isole della Grecia avremo sicuramente bisogno di riprendere il nostro piede marino.
Il cielo è tutto tinto di rosa quando ci raggiunge un gruppo di stenelle striate che fanno grandi salti accanto alla barca poi si dirigono a prua dove iniziano a giocare facendo spruzzi e schizzi. Sono mamme con piccoli cuccioli sempre vicini e altri di grandezza media. Restiamo ad ammirarli fino a quando non scompaiono dietro di noi, sono sempre un magico incontro.
Finalmente arriva il vento atteso, un Nord- Est 20Kn, quindi procediamo al gran lasco a 7 kn di velocità, Michele è al timone, io resto tranquilla mentre Reva,
dopo un microsonno, è già perfettamente adattata alla navigazione. Alle 11 abbiamo fame e ci mettiamo a sgranocchiare tarallucci e pane non riuscendo a buttare giù niente di liquido...siamo davvero arrugginiti.
E’ una bellissima giornata di sole, l’onda di prima si scontra con l’onda del vento creando una fastidiosa onda incrociata, io e Michele ne risentiamo un pò mentre Reva faccia al vento canta e grida di gioia ad ogni onda enorme che batte contro lo scafo...beata gioventù!
Alle 15 il vento gira leggermente, siamo al traverso mentre vediamo Cefalonia diventare un puntino sulla scia di Dumas. Alle 17 siamo di bolina con 20/25 Kn e avanziamo veloci anche se rimane la fastidiosa onda incrociata.
Durante la notte il cielo è completamente illuminato da una luna dorata, il vento si stabilizza al traverso e rinforza progressivamente a 23 Kn, poi 25 Kn e infine sui 30 Kn obbligandoci a prendere prima una mano, poi due ed infine tre mani di terzaroli. Dumas procede velocissima e stabile nonostante l’onda formata che mettono a dura prova il timone automatico. Facciamo i nostri turni tra qualche doccia fredda che spazza il pozzetto e piccoli inconvenienti. Siamo ben contenti quindi quando alle prime luci del giorno l’onda incrociata sparisce e il vento si stabilizza nuovamente a 20 Kn. Facendo il punto nave alle 6:30 scopriamo di aver percorso 160 Mn in 24h, questo anticiperà il nostro atterraggio facendoci arrivare a Siracusa prima della mezzanotte.


Anche domenica è una bella giornata di sole e siamo tutti in pozzetto in canottiera a farci scaldare le ossa da questo sole caldo. Facciamo la scuola di Reva poi giochiamo a carte e leggiamo delle storie. Stiamo tutti bene, è tornato l'appetito infatti mangiamo di gusto un piatto di cous cous alle verdure e apriamo lo speck che ci hanno regalato i nostri amici Christoph e Maria che ci riempie di felicità. Grazie di cuore!!
Il vento diminuisce progressivamente fino a lasciarci completamente, come previsto, nel pomeriggio. Alle 15 accendiamo il motore quando siamo a 52 Mn da Siracusa . Il mare diventa una tavola e questo ci permette di avvistare facilmente due tartarughe carretta carretta, una grande ed una piccola, proprio accanto allo scafo. Le tartarughe però non sono il nostro unico incontro, in questa parte di mare infatti dobbiamo essere molto vigili per il passaggio di navi e barche da pesca. Intanto Reva è bravissima gioca da sola, si mette a dipingere con gli acquarelli e ci racconta tante storie.
Alle 18:30 faccio il secondo punto nave e siamo a 32 Mn da Siracusa. Ceniamo in pozzetto mentre il sole tramonta e dopo qualche partita a carte Reva va a dormire.  Io e Michele restiamo in pozzetto, controlliamo il movimento dei pescatori e la presenza di eventuali boe da pesca ma tutto procede tranquillamente. Cala il buio   e vediamo il profilo nero della costa in periferia e la zona luminosa della città farsi sempre più vicine. Un forte odore di “terra” riempie le mie narici...era da tanto che non lo sentivo e mi colpisce con inaspettata violenza la gioia mista a nostalgia di questo momento che non vivevo da tempo. Realizzo per la prima volta quanto mi fosse mancato. Purtroppo come sempre l’odore di terra in avvicinamento di una città è forte ed acre, mai fresco e profumato di verde come in avvicinamento di selvagge isole polinesiane... Pazienza.
A 3Mn dal porto di Siracusa chiamiamo sul VHF canale 16 la Guardia Costiera per chiedere l’autorizzazione per entrare ed ancorare nella rada di Siracusa (pare ci siano multe salate se non si effettua la richiesta). Otteniamo l’autorizzazione e un punto preciso dove ancorare. Entriamo nella baia di Siracusa, sulla destra ci accoglie l’imponente castello di Maniace che illuminato dalla luna dorata rende suggestivo ed indimenticabile questo nuovo atterraggio di Dumas. Alle 23:06 dopo aver percorso 263 Mn buttiamo l’ancora nel punto stabilito e prima di andare a dormire restiamo un momento in pozzetto in silenzio a contemplare la città piena di luci e suoni. Siamo in Italia!