28 March 2020

Martinica - Saint Martin: Verso nord...per un soffio!!

Domenica 15 marzo è una calda giornata di sole quando lasciamo Sainte Anne per fare rotta verso nord. Non abbiamo ancora veramente deciso cosa fare ma pensiamo che stare in mare in questi giorni possa solo aiutarci. Il vento è poco ma riusciamo comunque ad avanzare a vela. La barca è completamente piatta quindi io e Reva possiamo comodamente fare scuola all’interno. Alle 14 buttiamo l’ancora davanti al bel borgo di Ansa D’Arlets (14°29.14N  61°05.01W) mentre tre tartarughe girano intorno allo scafo. L’acqua è talmente cristallina che possiamo seguirle con lo sguardo nelle loro immersioni ed evoluzioni. Ci regaliamo ovviamente un lungo bagno in ottima compagnia. Oggi in Francia come in tutti i territori francesi, ci sono state le elezioni, la sera sentiamo la musica e lunghi discorsi in piazza dei festeggiamenti.
Lunedì 16 inizia il confinamento obbligatorio. Tutti devono restare a casa e possono circolare con autocertificazione solo per fare la spesa, andare dal medico o in farmacia, aiutare persone in difficoltà. La maggior parte delle attività commerciali sono chiuse e gli uffici amministrativi lavorano a porte chiuse.
Noi salpiamo l’ancora e veleggiamo verso Nord. Siamo confinati in casa ma fortunatamente la nostra casa può spostarsi! Assaporiamo la bellezza del mare che ci regala una splendida navigazione di 17 miglia fino a raggiungere l’ancoraggio di Saint-Pierre (14°44.22N  61°10.68W) ai piedi della suggestiva montagna Pelée. Soprannominata la “Petit Paris”, Saint-Pierre era la capitale economica delle Antille Francesi prima di essere stata letteralmente cancellata dalla carta con l’eruzione vulcanica del 8 maggio 1902.
Un signore che sta nuotando ci avvisa che sotto di noi sono visibili delle antiche statue presenti sul fondale, quindi armati maschera e boccaglio ci buttiamo in mare. Proprio sotto Dumas troviamo diversi pezzi di una statua che raffigurava una sirena e altri di difficile identificazione.
Nel pomeriggio siamo sbarcati per vedere se riuscivamo a trovare altre bottiglie di acqua ma abbiamo trovato una città fantasma. Tutto chiuso ad eccezione di un paio di supermercati quasi completamente vuoti e ovviamente senza più acqua. Poche persone nelle strade ad eccezione di turisti e velisti. Ci eravamo dimenticati che oggi iniziava il confinamento quindi era inutile continuare a cercare. Abbiamo fatto comunque un giro della città prima di rientrare in barca.
Mentre in cielo il sole è una palla di fuoco che cade nel mare il radiogiornale ricorda l’obbligo di confinamento, i gesti barriera, le norme di comportamento, avvisa la popolazione dell’imminente chiusura dei collegamenti aerei con la Francia e la riduzione dei voli tra le isole. La situazione sta evolvendo velocemente, le isole stanno attuando una politica di chiusura come è comprensibile che facciano, quindi dobbiamo decidere dove vogliamo essere bloccati per i prossimi mesi. Ci sembra una buona cosa rimanere in isole francesi che sono quelle più organizzate e che ci offrono più servizi essendo cittadini europei. L’idea è quella di trovare un angolo non troppo affollato e aspettare che la situazione si calmi. Decidiamo quindi di partire subito e fare rotta verso Saint-Martin prima che decidano di vietare anche la navigazione (cosa che già è in atto per le navi da crociera).
Martedì 17 passiamo la giornata tranquillamente a bordo, pranziamo, nel pomeriggio facciamo una nuotata e passeggiata sulla lunga spiaggia nera deserta. Reva corre come se non ci fosse domani! Per approfittare del vento favorevole dobbiamo partire oggi perché presto l’aliseo forte tornerà a soffiare. Salpiamo l’ancora prima del tramonto, percorriamo a vela di bolina la parte sotto costa della Martinica prima di raggiungere il canale tra le isole. Come sempre qui il vento rinforza e Dumas avanza velocemente su un mare calmo e nero come la pece. Reva dorme beata in cabina mentre io e Michele facciamo guardia in pozzetto. Alle prime luci del mattino abbiamo quasi raggiunto le isole les Saintes che superiamo a vela mentre facciamo colazione con panini dolci e nutella. Dietro la Guadalupa il vento si azzera quindi facciamo motore facendo ben attenzione alle tante bottiglie che i pescatori usano come boe. Pranziamo tranquilli, leggiamo e recuperiamo qualche ora di sonno. Appena superata la punta Nord della Guadalupa finalmente riusciamo nuovamente a toccare il vento e veleggiare rapidamente. Alle 18 quando faccio il punto (16°55.97N  62°00.81W) abbiamo percorso 142 Mn nelle 24h.
Superiamo l’isola di Montserrat quando il sole sta tramontando, ora possiamo stringere meno il vento e viaggiare più comodi. Il vento è stabile, il mare poco mosso, non ci sono barche in navigazione e lontani dalle coste non temiamo più le insidiose boe dei pescatori. La notte procede tranquilla.
Alle prime ore del mattino siamo arrivati a Saint-Martin, dopo 242 Mn di navigazione, buttiamo l’ancora  a Galisbay (18°04.49N  63°02.25W).
Mentre facciamo una ricca colazione in pozzetto il radiogiornale informa che sono 4 i casi di Covid19 presenti sull’isola in isolamento presso l’ospedale di Marigot, ricorda le norme da rispettare per il confinamento e annuncia che da domani è vietata la navigazione da diporto e l’accesso via mare all’isola. Per un soffio!!Qui siamo arrivati e a quanto pare qui resteremo per un po'.

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14 March 2020

Saint Martin- Martinica: Rotta verso Sud

Mercoledì 4 marzo 2020 alle 7:40 leviamo l’ancora da Galisbay e facciamo rotta versa l’isola di Tintamarre a sole 4Mn di distanza. Ancoriamo nell’ansa a Sud-Ovest (18°07.00N  62°59.39W) nel giro di pochi minuti siamo in costume e stiamo sbarcando sulla spiaggia deserta. Il mare a riva è di un turchese incredibile e la spiaggia di sabbia bianca e fine. Prima decidiamo di esplorare la spiaggia in lungo e in largo poi ci addentriamo nella vegetazione a caccia di iguane che purtroppo non troveremo. Troviamo invece sul litorale tante pile di sassi e conchiglie alle quali Reva aggiunge la sua. Ci fermiamo ad osservare questi piccoli “monumenti” fatti con elementi della natura e così ben integrati nel paesaggio. Ci piacciono!
La giornata è calda e soleggiata, Reva corre sulla spiaggia senza darsi riposo mentre io e Michele passeggiamo con i piedi nell’acqua assaporando la pace del luogo e del momento. L’isolotto fa parte della riserva naturale di St. martin ed è disabitato. Nella baia ci sono ancorate solo un paio di barche e a terra siamo soli fino a quando un paio di motoscafi non arrivano facendo sbarcare un po' di turisti. Fortunatamente non sono molti e c’è posto per tutti ma la magia del momento precedente scompare in un attimo. Facciamo bagni a ripetizione in questa piscina naturale e dobbiamo tirar fuori a forza Reva dall’acqua (ha giocato tutto il tempo in mare con un tronco galleggiante trovato in spiaggia). Lasciamo a malincuore questo angolo di paradiso e ci ripromettiamo di ritornare per una sosta più lunga. Pranziamo e alle 13:30 salpiamo l’ancora per fare rotta sulla Guadalupa. Abbiamo un vento E di 10-15 Kt che ci permette di veleggiare di bolina larga. Il mare è calmo, avanziamo con una mano alla randa e genova aperto completamente ad un andatura molto confortevole. Michele si diverte al timone mentre io e Reva siamo sdraiate in pozzetto. Reva cotta dai bagni e dalle corse della mattinata si addormenta in un secondo. Passiamo a sud di San Barth e al tramonto stiamo veleggiando rapidi sopra l’isola di St Christophe. Grazie ad una bolina strettissima riusciremo a passare a Nord dell’isola di Nevis poi proseguiamo a questa andatura fino ad oltrepassare un isolotto deserto che si trova giusto sulla nostra rotta. Siamo di bolina larga e senza onda mentre percorriamo la costa occidentale di Montserrant. Riprendiamo un po' fiato al riparo dell’isola, questa navigazione oltre ad essere notturna richiede una sorveglianza attenta e continua alle navi, boe, scogli isolati, groppi e isole vicine. Reva come al solito dorme beata nella sua cabina ignara di tutto quanto. Beata gioventù!


Quando la luce ci raggiunge siamo a 20 mn dalla Guadalupa e veleggiamo a vele spiegate sempre di bolina. Facciamo colazione in pozzetto in compagnia di sule e fetonti che pescano accanto a noi. Dumas corre rapida sul mare mentre il sole sale velocemente in un cielo azzurro e senza nuvole. Alle 13:30 dopo aver percorso 141mn ancoriamo davanti all’isola Pigeon (16°10.38N  61°46.92W) in Guadalupa. Ci regaliamo un ottimo pranzo in pozzetto e un po' di riposo. Nel pomeriggio armati di maschere, pinne e macchina fotografica andiamo ad esplorare i fondali dell’isola di Pigeon che è una riserva naturale. Non appena mettiamo la testa sotto l’acqua ci ritroviamo circondati da pesci colorati di tutte le forme e dimensioni. Sul fondo il corallo ripara e protegge i tanti pesci che si muovono alla ricerca di cibo. Pesci pappagallo dai mille colori, pesci sergente, farfalla, scatola, barracuda, istrice, trombetta e tantissimi altri di cui non sappiamo il nome. Eravamo passati di qua tre anni e fa e ricordavamo la ricchezza e bellezza del posto che merita la fatica fatta per arrivare. Reva è al settimo cielo si immerge continuamente, cerca di raggiungerli, li indica, ci chiama e vorrebbe la foto di tutti...insomma fa un baccano imbarazzante!Stiamo a mollo più che possiamo poi quando il freddo non ci lascia tregua ritorniamo a bordo di Dumas stanchi ma felici.
A bordo ci regaliamo una merenda di ottime crêpes mentre cerchiamo sulla guida dei pesci tutto quello che abbiamo visto con i nostri occhi. Andremo a riposare presto perché domai ci aspetta un ‘altra giornata di navigazione.


Venerdì 6 marzo 2020 alle 8:30 lasciamo questo bell’ancoraggio e facciamo rotta verso la Dominica. È una gran bella giornata, il sole splende in un cielo azzurro senza traccia di nuvole, il vento soffia da Est sui 15-25Kt. Percorriamo la costa Ovest della Guadalupa con due mani alla randa, la trinchetta e pronti a sventare sotto le numerose e poderose raffiche di vento. Superata la punta de Vieux Fort finalmente il vento si stabilizza e noi possiamo veleggiare rapidi nel canale che porta fino alle Isole des Saintes che passiamo a Sud. Michele si diverte al timone, io aiuto nelle manovre mentre Reva sul fianco della barca canta al vento per tutto il tempo. Superate le isole ci troviamo nel canale tra la Guadalupa e la Dominica, il vento rinforza e l’onda si fa sentire ma Dumas prosegue veloce e confortevole. Più avanti il vento cala quindi togliamo una mano alla randa e con questa andatura raggiungiamo la Dominica. In avvicinamento rimaniamo affascinati dal verde lussureggiante di questa isola che si presenta ancora così selvaggia e primitiva. Le poche abitazioni e costruzioni situate lungo la costa hanno preservato l’aspetto originale dell’isola. Non è difficile qui immaginare quello che possono aver visto gli esploratori del passato quando hanno raggiunto queste isole ancora vergini e incontaminate. Appena ci avviciniamo alla baia una barca a motore locale gialla (dello yactch service) ci dà il benvenuto con un largo sorriso del conducente che ci invita a contattare il vhf al canale 16 per qualsiasi necessità. Superiamo il Morne del Principe Rupert sul quale si trova l’omonimo fortino completamente restaurato e alle 14, dopo 42Mn di navigazione, buttiamo l’ancora a Prince Rupert Bay (15°34.87N  61°28.00W). Purtroppo questo è solo uno scalo tecnico non faremo l’entrata nel paese e neppure scenderemo a terra. Issiamo la bandiera gialla e ci rilassiamo in pozzetto.


Domenica 8 marzo dopo gli auguri alle donne di bordo leviamo l’ancora e facciamo rotta verso sud. Percorriamo le prime 20 Mn veleggiando lentamente lungo la verdeggiante costa della Dominica. Una volta entrati nel canale tra le due isole il vento rinforza e il mare aumenta quindi Dumas con trinchetta e una mano alla randa procede veloce e stabile tra le onde. Una coppia di fetonti seguono la  nostra scia e ci faranno compagnia per diverse miglia. Raggiungiamo quindi la Martinica dove ci aspettano le ultime 20 Mn di navigazione ben protetti dalla costa dell’isola fino a raggiungere Fort de France. Buttiamo l’ancora prima del tramonto proprio  davanti a Fort Saint-Louis (14°35.91N  61°04.18W) il più vecchio edificio della capitale.
Lunedì 9 marzo sbarchiamo alle prime ore del mattino mentre la città sta ancora dormendo e raggiungere il Centro di Vaccinazione dove Reva deve fare un richiamo. La stampa locale annuncia l’arrivo sull’isola dei primi 2 casi di Covid19 ma nessuno sembra preoccupato o dar molto importanza alla notizia. Noi ci sentiamo poco a nostro agio in città con tutti questi turisti e navi da crociera che sbarcano ininterrottamente folle di persone quindi dopo un giro rapido della capitale torniamo a bordo. Peccato era la prima volta che venivamo e abbiamo intravisto angoli piuttosto interessanti.
Una volta a bordo salpiamo per la vicina Ansa D’Arlets(14°29.14N  61°05.01W) dove ancoriamo a fine pomeriggio. Reva sembra in forma e mentre gioca nella sua cabina ne approfittiamo per discutere sul da farsi mentre il sole ci regala un tramonto spettacolare.
Il giorno dopo di buon ora partiamo verso Le Marin. Il vento è sui 10 kt quindi  procediamo con una confortevole bolina. Mentre navighiamo vicino alla roccia di Diamante un gruppo di delfini ci raggiunge tra spruzzi e schizzi accompagnandoci accanto allo scafo per un tratto del nostro cammino. Dopo diversi bordi arriviamo finalmente a Le Marin (14°27.86N  60°52.53W) dove buttiamo l’ancora nel solito ancoraggio affollatissimo. Abbiamo deciso di fare rifornimenti e cambusa in modo da essere autonomi con la barca per un buon periodo. Michele pensa al pieno di acqua e gas mentre io e Reva facciamo 3 giri di spesa al supermercato che fortunatamente ha l’accesso ad un pontile con i carrelli. La giornata passa interamente in questa operazione rifornimento e una volta trasportato tutto in barca iniziamo a stivare l’impossibile in ogni gavone della barca che ancora ha dello spazio. La cabina di prua è praticamente diventato un locale tecnico dove mettiamo di tutto. Prima di sera riusciamo nel miracolo di trovare un posto a tutto!
Mercoledì 11 sbarchiamo per cercare il pane e altri freschi. La vita procede tranquilla a terra e nessuno neppure parla del Covid19 che in Italia sta già facendo centinaia di morti ogni giorno.
In serata ci incontriamo per una birra con la nostra amica Stephanie, la brocker che ci ha venduto Vagabond. Infatti qui siamo partiti con Vagabond alla fine del 2015 e qui torniamo con Dumas oggi. Come un cerchio che si chiude e forse l’alba di un nuovo inizio? Intanto ci godiamo l’allegra serata mentre ci raccontiamo quello che è successo negli ultimi cinque anni. Siamo felici di rivederla è una persona molto gentile e disponibile con la quale siamo rimasti in contatto volentieri.
Rientriamo in barca contenti della serata ma con la vaga sensazione di aver vissuto un momento eccezionale, una serata che ricorderemo come l’ultima “normale” prima dell’arrivo del Covid19...e non ci sbaglieremo!


Venerdì 13 ci spostiamo a Sainte Anne (14°25.85N  60°53.33W) un bell’ancoraggio che è stato sempre molto frequentato ma che non ricordiamo di aver mai visto così affollato. Comunque c’è posto per tutti quindi ancoriamo senza problemi su fondo di sabbia in 4 metri di acqua cristallina. Sbarchiamo per fare il bucato e riempire diversi bidoni da 8L supplementari di acqua potabile. A terra siamo in mezzo alla natura e passeggiamo tranquilli senza incontrare nessuno. Macron fa un discorso alla nazione sulle misure di sicurezza necessarie per far fronte all’epidemia del Covid19 che saranno messe in atto da lunedì 16 marzo in Francia come in Outre-mer.
Sabato facciamo un giro nel villaggio per recuperare un po' di pane e cercare in farmacia le ultime cose per completare il nostro rifornimento. Inutile cercare maschere o disinfettanti  perché, come le farmacie della capitale, nessuno  vende questi articoli (ad eccezione di piccoli disinfettanti da borsetta). Percorriamo il sentiero della via crucis che porta fino ad una chiesetta con un belvedere su tutta la baia. Lo spettacolo da qui è splendido e la natura ci regala calma e pace. Scendiamo, completiamo il giro del villaggio e ritorniamo a bordo di Dumas.
Mentre Reva fa tuffi olimpionici a poppa la radio annuncia nuovi casi di Covid19 in città portata da persone che rientrano dalla Francia o da Crociere. Io e Michele ci guardiamo senza parlare: dobbiamo decidere cosa fare e dobbiamo deciderlo ora. 




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4 March 2020

SAINT MARTIN

12 febbraio 2020 ci svegliamo nella bella baia di Grand Case a Saint-Martin e subito ci tuffiamo in mare non potendo opporre resistenza al richiamo di quest’acqua cristallina. In mattinata facciamo rotta verso Marigot bay dove sono ancorati i nostri amici Sophie e Alain di Patago conosciuti in Polinesia (2014). Ritrovarli è sempre una festa, passiamo il pomeriggio a parlare di amici comuni e dei bei momenti condivisi. Loro vivono a bordo da anni ma hanno la residenza qui, dove lavoravano prima di partire in barca, quindi nei prossimi giorni ci porteranno a scoprire l’isola.
Eravamo già passati a Saint-Martin nell’aprile del 2016 con Vagabond ma non avevamo visitato l’isola ad eccezione della capitale perché eravamo troppo impegnati nella preparazione della traversata Nord Atlantica. Quando siamo sbarcati e abbiamo fatto una passeggiata nelle vie di Marigot però ci siamo subito ritrovati perché poche cose sono cambiate in questi anni. Immutata è la piazza centrale con il colorato mercato dell’artigianato mattutino, il mercato del pesce al coperto il sabato, le due vie principali sempre trafficate, le viuzze laterali con le sue case in stile creolo (alcune in perfetto stato ed altre in piedi per miracolo), i bus/taxi collettivi, le iguane lungo la strada, i furgoncini che vendono pollo grigliato (con il fumo che ti segue per interi isolati), il grande alimentari con prezzi folli perché quasi tutto arriva in aereo (il petto di pollo a 20€ al kg!). Molte sono le strutture e le case ricostruite dopo il passaggio dell’uragano Irma (categoria 5) che ha distrutto parte della città nel suo passaggio sull’isola nel settembre del 2017. Le due panetterie dove andavamo a comprare la baguette sono state chiuse come tanti altri negozi del centro e della piazza centrale. Alcuni piccoli ristoranti locali hanno buchi nel tetto coperti giusto con teloni in plastica. Ritroviamo intatte alcune statue di venditori locali nella piazza del mercato ed il grande murales di tutte le isole dei Caraibi interamente fatto con tappi di bottiglia. Continuando a passeggiare scopriamo, in una via laterale, una libera esposizione fotografica “Faces of Saint-Martin” con bellissimi scatti in bianco e nero.
Saint-Martin è una piccola isola divisa in una parte francese ed una olandese. La leggenda narra che la frontiera venne tracciata a seguito di una gara a piedi tra un soldato di entrambe la parti. Il francese avendo percorso più strada ha portato il suo paese ad avere i 3/5 dell’isola. Da allora i confini non sono mai più stati ridiscussi e le bandiere dei due paesi sventolano in pace da più di tre secoli.


Lunedì 17 febbraio io, Reva e Sophie andiamo in gita. Dalla stazione dei bus di Marigot partiamo su questi piccoli furgoni che trasportano più persone (fino a 12) avanti e indietro per la parte francese o per la parte olandese (2$ ogni corsa). Attraversiamo in bus tutta la parte nord girando attorno al Pic Paradis (424m) e riuscendo ad ammirare il verde paesaggio dell’isola. Raggiungiamo il quartiere d’Orleans dove si trova il museo Amuseum Naturalis dedicato alla natura e al patrimonio locale. All’interno di una splendida vecchia casa creola il museo propone esposizioni di animali locali, punti panoramici, giardini, documentari e una biblioteca su Saint-Martin e dintorni. Reva gira curiosa e instancabile per tutta la mattinata. Quello che più di tutto la entusiasma sono sicuramente le piccole tartarughe di terra che Sophie prende in mano e che coccola accarezzandole sul collo. Alla fine andiamo anche a vedere il ranch  accanto che il proprietario ci lascia gentilmente visitare. Poi ci mettiamo sulla strada ed aspettiamo il primo bus per rientrare a casa. È stata proprio una giornata altamente istruttiva.
Qualche giorno dopo andiamo, sempre insieme a Sophie e Alain, a visitare il fortino che domina la città di Marigot. Percorriamo il sentiero e poi la scalinata che ci porta fino alle mura del forte. Ci sediamo sulla sola panchina del sito con vista mozzafiato sulla baia e ascoltiamo i nostri ciceroni raccontarci la storia del luogo. Fort Louis fu costruito nel 1789 per volere del governatore dell’isola al fine di proteggere le scorte e i raccolti. Poi fu lasciato all’abbandono fino al 19° secolo dove venne restaurato per difendere l’isola dagli attacchi degli inglesi che arrivavano da Anguilla. Diversi lavori sono stati fatti per mantenerlo in buono stato e oggi rappresenta una simpatica visita culturale con una vista spettacolare sull’isola. Immortaliamo con un selfie questo momento tutti  e 5 insieme.
Per completare il nostro tour un sabato mattino caldo e soleggiato andiamo con il solito bus ad esplorare una delle zone più famose della parte francese. La baia orientale,situata  nella zona nordest dell’isola, è la spiaggia più grande e più frequentata praticamente il luogo turistico per eccellenza. Non mancano infatti ristoranti sulla spiaggia, hotel, ville in affitto, negozi e ogni tipo di sport nautico. Nella parte più estrema della spiaggia si trova una parte dedicata ai naturisti. Noi percorriamo a piedi la lingua di sabbia, che però è piena di sargassi, appena troviamo una zona più libera facciamo un lungo bagno in quest’acqua turchese. La giornata passa velocemente con bagni a ripetizione e momenti di relax sulla spiaggia. Poi al tramonto, prima che le forze ci abbandonino, riprendiamo il bus e torniamo su Dumas.


Il carnevale è alle porte infatti questa settimana sono previste parate, concerti e grandi feste in piazza. Facciamo un simpatico laboratorio di carnevale dove costruiamo con materiale di riciclo delle colorate mascherine di che poi regaliamo a tutti i nostri amici. La grande parata si avvicina quindi tiriamo fuori dal gavone magico di Reva tutto il necessario per preparare il suo costume di Carnevale: ali da farfalla rosa, gonnellino di tulle arcobaleno, canottiera rosa e d i trucchi per il viso. Domenica 23 febbraio sbarchiamo con i nostri amici e la nostra bella farfalla rosa per assistere alla grande parata. Il sole batte inesorabile sulle nostre teste in una giornata caldissima e senza un filo d’aria. Reva è bellissima nel suo costume, tutti siamo provvisti di mascherine colorate e io sono armata di macchina fotografica per immortalare l’energia della festa. I carri sono pochi, con una musica infernale ad altissimo volume capace di far vibrare la cassa toracica! L’allegria, l’energia e la gioia si presenta ai nostri occhi sotto forma di una massa di ballerini in movimento libero dai costumi sgargianti, luccicanti e pieni di piume. Uomini, donne, bambini sono in strada a scatenarsi dietro ai carri coinvolgendo con loro entusiasmo gli spettatori ai bordi della strada. Alcuni costumi sono proprio belli. I carri non sono molti quindi appena passa l’ultimo attraversiamo la strada e raggiungiamo la parallela in modo da poterli rivedere tutti una seconda volta...così sembrano il doppio! Dopo tanta confusione siamo però contenti di riguadagnare la pace della nostra barca. Reva è stata contenta quindi lo siamo anche noi ma come dico sempre a Michele “dopo il carnevale di Salvador de Bahia per noi il carnevale non sarà mai più lo stesso!”
Il 3 marzo i primi 3 casi di Covid19 alle Antille arrivano sulla vicina isola di Saint Barth da residenti rientrati dalla Francia (2 di loro vengono ospedalizzati a Saint-Martin). Sapevamo che prima o poi sarebbe successo ma sinceramente non ci aspettavamo così presto. Nessuno sembra preoccuparsi troppo, noi lo siamo  molto invece perché abbiamo visto la rapidità di diffusione del virus in Italia. Qui nessuno neppure sa quello che sta accadendo in Italia, noi invece ovviamente seguiamo la situazione italiana  preoccupati per le nostre famiglie che si trovano nelle regioni più colpite. Restiamo informati e vigili sull’evoluzione alle Antille.
Il meteo di questi giorni è favorevole quindi come programmato mercoledì 4 marzo in mattinata leviamo l’ancora da Galisbay e facciamo rotta verso la Martinica. In questa piacevole pausa ci siamo riposati e divertiti quindi con entusiasmo ci mettiamo a veleggiare tra le isole.


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