14 April 2011

ECUADOR: RUMI CRUZ

Lunedì 11 Aprile
Campo a Rumi Cruz in ricordo del 9º anniversario della morte di Padre Mario.
Una quarantina di persone tra missionari e volontari condividono un esperienza di lavoro comunitario per un obiettivo comune:la costruzione della Chiesa a Rumi Cruz iniziata nel 2003 dedicata a Padre Mario.
Ci chiedono se vogliamo partecipare anche noi e accettiamo volentieri felici di prendere parte a questa nuova avventura.
Tutto ha inizio a circa 3500m dove parte il sentiero che dopo un ora di cammino accidentato ci conduce al Rumi Cruz a circa 4500m.
Il materiale necessario, i viveri e la legna sono portati a spalla e caricati su asini.
Dopo un ora di cammino di buon passo arriviamo sulla cima e appare davanti ai nostri occhi la Chiesa in costruzione avvolta dalle nubi.
Ancora un ultimo sforzo e siamo arrivati.
Ad attenderci Don Biche e sua moglie i guardiani della chosa (casa tipica fatta di terra e paglia) con gli asini,i cani e i giamminghi.
Proviamo ad immaginare cosa voglia dire vivere in questa casa lontano da tutto e tutti completamente immersa nelle nuvole dove il silenzio è rotto solo dal vento che soffia impetuoso. Natura, silenzio e quiete.
In questi 5 giorni di campo alloggeremo tutti nella chosa che è composta da tre differenti locali.
Il REFETTORIO è una piccola stanza con delle panche di legno lungo le pareti e un camino al centro. Due piccole finestrelle illuminano la stanza e la sera useremo la luce delle candele e del fuoco.
Il DORMITORIO è una grande stanza con il pavimento ricoperto di paglia sulla quale metteremo i nostri sacchi a pelo e gli zaini con i pochi indumenti che ci siamo portati.
Fortunatamente Sara ci ha recuperato sacchi a pelo, giacche, stivali e poncho. Indispensabili.
La CUCINA è la stanza più luminosa, ha due fuochi a legna, grossi pentoloni, i bidoni dei viveri e delle stoviglie.
Per lavare ci serviamo di due rubinetti di acqua "fresca fresca" situati all'esterno.
A pochi passi dalla chosa si trova la Chiesa di Rumi Cruz in un punto panoramico dove è possibile ammirare le cime del Chimborazo e del Cotopaxi...quando le nuvole lo permettono.
Questa Chiesa è stata voluta e costruita dalle persone in diversi campi di lavoro che hanno coinvolto missionari, volontari, ragazzi, artigiani, catechisti e abitanti della zona. Il materiale è stato trasportato interamente a spalla e caricando asini e giamminghi.
Questo Campo di lavoro si prefigge tre obiettivi:
1)Proseguire i lavori nella Chiesa, in particolare intonacare le pareti interne. Stefano insieme a tre maestri muratori di Angamarca si dedicano a questo progetto.
2)Rifare il tetto della chosa sostituendo la paglia con l' eternit e installare una stufa a legna nel dormitorio. Davide e il maestro di Pujili seguono questo progetto.
3)portare tutto l'eternit e il resto del materiale dall'inizio del sentiero alla chosa (2 ore di cammino andata e ritorno).
La giornata al campo inizia alle prime ore di luce con un momento di riflessione, canti e preghiere.
Una dopo l'altra le persone che hanno conosciuto più intimamente Padre Mario portano la loro testimonianza e condividono con gli altri la loro esperienza. Attraverso le loro parole conosciamo la vita e la personalità di Padre Mario e dalle forti emozioni che emergono ci rendiamo conto di come sia stato capace di toccare profondamente le persone che gli erano accanto. Dopo la testimonianza segue un momento libero di riflessioni, un canto e una preghiera.
Una ricca colazione e siamo tutti fuori dalla chosa per dividerci nei 4 gruppi di lavoro: chiesa, recupero materiali, chosa e cucina.
Le giornate sono grigie e il cielo costantemente coperto di nuvole. Il gruppo che si occupa del recupero materiale è munito di stivali e poncho per la pioggia. Le ragazze ecuadoriane si occupano di caricare e guidare i muli e i giamminghi a destinazione. Osservandole al lavoro l'operazione sembra facile ma non è assolutamente così perché questi animali sono veramente cocciuti. Gli altri portano a spalla il materiale per il ripido e impervio sentiero. Meteo permettendo si riescono a fare fino a tre viaggi al giorno.
Il gruppo che si occupa della chosa deve prima di tutto smantellare il vecchio tetto poco alla volta e sostituirlo progressivamente con le travi e gli eternit che arrivano a destinazione.
È una continua lotta con la pioggia che va e viene e dobbiamo far attenzione a non bagnare il dormitorio o i sacchi a pelo che ci servono per la notte.
Tutti si mettono al lavoro seguendo le indicazioni di Davide e del Maestro che ci guida passo passo.
Di lavoro ne abbiamo tanto e per tutti ma non mancano piccoli momenti di pausa per una merenda preparata dal gruppo cucina che risolleva corpo e morale.
Padre Mauro si concede una veloce pausa sul tetto della chosa.
La paglia del tetto è umida e ammuffita perciò viene bruciata. I teloni su cui era stesa la paglia vengono lavati e fatti asciugare.
Il dormitorio viene pulito, la paglia del pavimento girata e le travi passate con il catrame.
Nonostante ci sia tanto lavoro da portare a termine l'atmosfera è allegra e ogni occasione è buona per una risata.
All'interno dei gruppi ciascuno aiuta per quello che può, viene lasciata piena libertà di iniziativa e si ascoltano le proposte di tutti. Il lavoro fianco a fianco ci permette di conoscere meglio le persone che ci circondano.
L'ottimismo abbonda e non manca chi si cimenta in operazioni "disperate" come pulire i vetri della chosa.
Viene installata nel dormitorio una piccola stufa e tutti vengono ad assistere alla sua prova. Funziona benissimo, scalda con poca legna e sopra si può scaldare o cucinare qualcosa.
Facciamo una foto ricordo a testimonianza dell'evento per Padre Battista e Padre Mauro.
Alla fine della giornata ci ritroviamo tutti intorno al fuoco per la cena.
Il gruppo cucina lavora tutto il giorno per preparare tre pasti e le merende. Una persona a turno guida il lavoro e le altre eseguono, occupandosi anche della pulizia della cucina e del lavaggio delle stoviglie. Le condizioni non sono delle più semplici e cucinare per 40 persone sul fuoco a legna non è cosa facile...perciò dobbiamo fare un applauso al gruppo cucina che ha saputo prepararci pranzi e cene 5 stelle da leccarsi i baffi.
Con la pancia piena e un bel fuoco che ci scalda le ossa dall'umidità assorbita nella giornata, il morale torna alto e le risate sono inarrestabili.
La sera si crea un momento semplice e allo stesso tempo carico di belle emozioni quando ci ritroviamo tutti seduti intorno al fuoco, alla luce tenue delle candele a cantare accompagnati dal suono delle chitarre.
Tutti ci hanno accolto calorosamente senza curarsi del fatto che non facciamo parte del OMG e nel giro di poco tempo ci siamo sentiti tra amici.
Ogni sera viene chiesto alle persone che a diverso titolo operano nelle missioni di raccontare la propria esperienza: di cosa si occupano, le difficoltà e le gioie del proprio lavoro e riflessioni personali.
Ascoltiamo missionari, volontari, educatori, catechisti condividere con gli altri la propria storia e verrà chiesto persino a noi di parlare della nostra insolita avventura!
A conclusione della giornata un momento di riflessione e preghiera finale guidato da Padre Battista.
Ci trasferiamo tutti nel dormitorio, ci prepariamo per la notte coprendoci bene bene e ci infiliamo nel sacco a pelo scivolando velocemente in un sonno profondo e ristoratore.
In una zona del dormitorio dove il tetto nuovo ha lasciato entrare dell'acqua abbiamo messo una tenda dove dormo io con le mie allegre compagne: Maigua, Nancy e Aparecida.... La stanchezza e la carenza di ossigeno ci provocano risate incontrollabili e inarrestabili prima di addormentarci!!
Le giornate volano e alla fine del campo gli obiettivi sono tutti miracolosamente raggiunti. Tutto il materiale è stato trasportato fino alla chosa, il tetto del dormitorio e la stufa sono al loro posto e la chiesa è stata intonacata.
Prepariamo gli zaini e sistemiamo la chosa che torna in mano ai custodi.
Alla chiesa viene celebrata la Messa con tutte le persone delle missioni e i ragazzi che hanno raggiunto il Rumi Cruz.
Non ci resta che salutare e ringraziare i nostri compagni di campo con i quali abbiamo condiviso questa bella avventura: Padre Battista, Padre Mauro, Stefano, Maigua, Mauro, Michele, Enrica, Paco, Nancy, Holguita, Aparecida, Miriam, Teresa, Aurelio, Rita, Stefano, Gabriele, Yohana, Davide, Fedora, Sofia, Yolanda, Blanca, Silvia, Lucinda, Arturo e altri ancora...GRAZIE di cuore!
Stanchi, bagnati, piuttosto maleodoranti ma felici ci stringiamo sul carro con destinazione Angamarca.
La giornata non è ancora finita infatti lungo la strada un pullman è andato nel fango e non riesce a ripartire bloccando tutta la strada.
Stefano, Michele, Paco e gli educatori di Angamarca si danno subito da fare per sbloccare la situazione e dopo un ora la circolazione riprende.
Nessun altro ostacolo ci impedisce di raggiungere Angamarca dove ci aspettano Sara, le bimbe, un ottimo pranzetto e finalmente una doccia bollente!
Siamo davvero felici di aver potuto prendere parte a questa incredibile esperienza del campo a Rumi Cruz che ha lasciato un segno profondo nei nostri cuori.
E consigliando a tutti di prendere parte almeno una volta ad un campo OMG vi lasciamo con queste toccanti parole di Padre Mario:

"Aiutiamoci ad essere sempre esagerati nel servire, regalare, amare".


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9 April 2011

ECUADOR: La SIERRA - ANGAMARCA

La Sierra
La Cordigliera delle Ande raggiunge il punto più alto con il Chimborazo (6310 m) ed è composta da due dorsali parallele di origine vulcanica tra le quali si snoda la spettacolare vallata nota come "viale dei vulcani", lungo la quale spiccano il Cotopaxi (5897 m), Cayambe, Antisana, El Altar e Sangay.
Venerdì 11 marzo 2011 raggiungiamo la missione di Angamarca sotto la gestione di Padre Battista (in missione dal 2000), Sara e Stefano Scaglione con le loro tre bambine Alice, Giorgia e Martina (2007). Veniamo subito accolti con calore, ci sistemiamo in casa parrocchiale e, superata la strana sensazione di avere scarpe e pile, ci guardiamo intorno incuriositi.
Angamarca, situata a 2900 metri, è la parrocchia di riferimento di 28 piccole comunità sparpagliate lungo la valle.
Padre Ugo De Censi, iniziatore e anima dell'O.M.G. insieme a numerose famiglie, sacerdoti e giovani volontari vuole, grazie al lavoro delle missioni, ridare speranza e dignità a questa popolazione abbandonata.
Il Paese rimane ancora di stampo prevalentemente agricolo e nella Sierra i vasti latifondi si alternano ai  piccoli appezzamenti di terreno dove i contadini si dedicano a culture d'immediato consumo.
I nativi si concentrano sugli altipiani, parlano lo spagnolo e la lingua quechua .
Arriviamo il giorno della "Feria" uno dei più movimentati, il paese è pieno di bancarelle di frutta, verdura, vestiti, utensili e la grande piazza davanti alla chiesa è un via vai di persone e di animali che scendono a piedi dalle varie comunità.
Ci guardiamo intorno incuriositi e passeggiamo attratti dai colori sgargianti dei vestiti, dalle numerose bancarelle e dai loro volti sotto i tipici cappelli neri.
Le persone che incontriamo ci salutano e sorridono anche se restano distanti. Impareremo presto a conoscere la natura chiusa e riservata di questa popolazione.
Qualche giorno dopo il nostro arrivo riceviamo la notizia del terremoto in Giappone e dell'allerta Tzunami previsto per il giorno seguente su tutta la costa dell'Ecuador. Noi non corriamo nessun pericolo ma il nostro pensiero va a Coelacanthe lasciata a Bahia de Caraquez. I mezzi di trasporto sono scarsi e lenti non potremmo raggiungerla neanche volendo quindi non ci resta che aspettare. Passiamo una notte agitata in preda alla preoccupazione e solo la sera seguente sapremo che l'onda che ha raggiunto le coste dell'Ecuador era di un metro e fortunatamente non ha causato danni a persone o cose. Tiriamo un lungo respiro di sollievo.
Seguiamo Battista, Stefano e Sara nel loro lavoro quotidiano e scopriamo giorno dopo giorno la dura realtà della Sierra, le difficili condizioni di vita dei contadini e le numerose attività portate avanti dalla Missione.
Visitiamo il TALLER, una scuola professionale di falegnameria ed intaglio artistico della durata di 6 anni.
Qui una ventina di ragazzi bisognosi vengono aiutati ad apprendere un lavoro e ad imparare a loro volta a "guardarsi indietro" verso i più poveri attraverso attività di volontariato.
Il responsabile e gli assistenti del Taller sono tutti ecuadoriani e oltre ad insegnare un mestiere a questi ragazzi, si prendono cura di loro per tutta la settimana come una grande famiglia.
Ê bello osservarli durante le lezioni concentrati sul loro lavoro o nei momenti di pausa mentre giocano felici a calcio.
Sono i ragazzi del taller che si sono occupati dei lavori di decorazione in legno della chiesa di Angamarca e della cappella.
Rimaniamo a bocca aperta davanti a tanta maestria e contempliamo in silenzio queste vere e proprie opere d'arti.
Appena fuori dal paese si trova la COOPERATIVA CENTRO ARTISTICO DON BOSCO, creata per dare una concreta opportunità di lavoro sul territorio ai ragazzi che escono dal Taller.
Questa cooperativa rappresenta infatti una soluzione per chi desidera continuare a lavorare e vivere nella Sierra senza essere obbligato a spostarsi nelle grandi città. I mobili che vengono realizzati dai ragazzi sono venduti presso il negozio di Quito.
Di recente costruzione è il forno per la cottura dei mattoni necessari per creare abitazioni alle famiglie più povere.
SHUYO è una vecchia azienda agricola oggi in gestione all'OMG che si occupa di lavori di agricoltura e allevamento con i ragazzi dell'oratorio mayor.
I ragazzi coltivano gli orti, le due serre e si prendono cura degli animali: conigli, cui, cavalli e mucche.
Sisto e Margherita con il loro simpaticissimo bambino, sono una giovane coppia ecuadoregna che vive nell'azienda agricola e cura il lavoro dei ragazzi di shuyo sotto la supervisione dei missionari.
Michele passerà molto del suo tempo qui con loro cercando di dare una mano tra le tante cose da fare. Non mancheranno belle risate.
La CASA PARROCCHIALE ha la porta sempre aperta ed è pronta a farsi carico dei problemi delle persone che si presentano, da quelli materiali a quelli spirituali.
Ogni Venerdì vengono distribuiti i viveri di prima necessità a circa 100 famiglie in grave difficoltà economica.
Il pranzo e la cena sono aperti a ragazzi che abitano nelle comunità più lontane e si fermano ad Angamarca per la scuola.
Le cose da fare sono davvero tante e continuamente messe da parte per ascoltare le numerose persone che bussano alla porta.
Io passo in casa parrocchiale la maggior parte del mio tempo con Sara e le sue bellissime tre bambine. Tra un lavoro e l'altro ci dilettiamo in torte, gnocchi, pasta fresca e tante risate.
Impossibile dimenticare la nostra quotidiana "battaglia" con la biancheria da stendere che proprio non vuole saperne di asciugarsi.
Davanti alla casa parrocchiale è stato costruito un AMBULATORIO SANITARIO dove ogni 15 giorni un gruppo di medici ecuadoriani (dottore, dentista ed ostetrica) vengono a prestare servizio gratuitamente.
L'infermeria riceve il venerdì mentre durante la settimana l'infermiera si reca nelle diverse comunità per assistere gli ammalati.
L'ambulanza viene utilizzata su necessità di giorno e spesso anche di notte per accompagnare i malati urgenti all'ospedale di Zumbahua (a un paio d'ore di strada). Michele accompagna una donna incinta con forti dolori e suo marito, un giorno in cui non c'era nessuno disponibile.


Nella piazza dietro la chiesa si trova la MENSA per gli anziani e i poveri della città che ogni giorno garantisce un pasto caldo a circa 100 persone.
L'ORATORIO è un altra importante attività della missione che raduna tutti i bambini e le bambine nelle diverse comunità e i ragazzi dell'oratorio mayor in qualità di catechisti.
Un Sabato si fa oratorio e il sabato successivo l'Aiuto AI POVERI dove i ragazzi vengono stimolati a rivolgere il loro sguardo verso i più bisognosi.
La domenica mattina partecipiamo alla MESSA DEI RAGAZZI uno dei momenti più belli che abbiamo vissuto in missione.
A domeniche alterne i bambini e poi le bambine delle varie comunità si presentano davanti alla Chiesa. Alcuni di loro devono camminare a piedi per diverse ore con qualsiasi condizione meteorologica ma nonostante questo la Chiesa è sempre piena.
Le bambine solitamente portano in Chiesa un fiore che raccolgono lungo la strada.
Dopo la Messa i catechisti intrattengono i ragazzi con canti e giochi, regalano a tutti un panino al cioccolato e li osservano riprendere la strada di casa.
L' AIUTO ai POVERI è un importante attività della missione che permette da una parte di aiutare chi ha bisogno e dall'altra di educare le persone a prestare attenzione ai più bisognosi.
Il Sabato i bambini dell'oratorio e i ragazzi della cooperativa offrono gratuitamente il loro tempo per dare un aiuto concreto ai più poveri: distribuiscono viveri, raccolgono la legna, lavano i panni o aiutano a zappare la terra.
Sono molto importanti anche le visite nelle comunità più lontane e isolate che sono collegate al paese solo da sentieri.
Padre Battista, Stefano e Paco le raggiungono a piedi o con il cavallo.
Un fabbro e una squadra di muratori viene impiegata nei diversi lavori di costruzione e manutenzione della Chiesa e dei locali della parocchia.
I missionari cercano di garantire un attività lavorativa al maggior numero di persone perchè non siano costretti ad andare in città a cercare lavoro.
Padre Battista deve andare nella missione di Chinalò e ci porta con lui. Conosciamo Gep e Marzia con le loro figlie, un altra bella famiglia OMG.
In questa incantevole valle verde, da una vecchia azienda agricola è stata ricavata questa missione capace di ospitare molte persone.
Sono nati da poco i cuccioli di Toki il bel San Bernardo di Padre Battista che vive con Gep e Marzia. Sono davvero bellissimi e "giganti" per avere qualche settimana di vita...li coccoliamo un pò ma quanto sarebbe bello portarcene uno su Coelacanthe.
Visitiamo i dintorni e Padre Battista ci porta nella cappella immersa nel bosco dedicata a Mauro un missionario morto in Ecuador durante la costruzione di una casa.
Ad Angamarca restiamo un mese dividendo il soggiorno in due parti per controllare che non ci siano problemi alla barca lasciata a Bahia de Caraquez.
Il tempo è volato in compagnia dei missionari e della tante persone che abbiamo conosciuto.
Siamo stati subito accolti con calore ed affetto e coinvolti nelle attività della missione facendoci sentire utili e parte di essa.
Tra i tanti impegni e le mille cose a cui badare non sono mancati momenti per stare insieme in allegria, chiacchierate serali e significative discussioni.
Siamo felici dell'opportunità che ci è stata concessa nel poter condividere la vita di questi missionari che nonostante le difficoltà e le grandi responsabilità che devono quotidianamente fronteggiare sono capaci di donare la loro vita ai più poveri con il sorriso sulle labbra.

GRAZIE AMICI!


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