29 April 2017

GRECIA: AMORGOS E IL MONASTERO INCASTONATO NELLA ROCCIA

Il 27 aprile alle 8 salpiamo l’ancora e lasciamo dietro le nostre spalle la grande baia di Lakki mentre i nostri amici Pierre e Marie ci salutano dal ponte della loro barca. Lasciamo questa isola che ci ha accolto e protetto per tanti mesi e in una splendida giornata di sole primaverile veleggiamo verso Ovest. Vagabond è una barca capace di dare tante soddisfazioni, riesce a regalarci belle sensazioni proprio come oggi mentre scivola veloce su un mare piatto e avanzando veloce a vela con una brezza leggera. La navigazione prosegue confortevole e veloce per tutto il giorno e nel pomeriggio il rinforzare del vento ci permette di percorrere le miglia che ci separano da Amorgos. Alle 19 buttiamo l’ancora ben protetti dalla piccola isola di Nikouria (36°53.00N 25°55.27E) in un ancoraggio bello e selvaggio. 
Il mattino seguente dopo una ricca colazione in pozzetto facciamo rotta verso il porticciolo di Katapola e ancoriamo nella grande baia (36°49.76N 25°51.91E). Sbarchiamo e noleggiamo una macchina per una giornata di esplorazione “terrestre” dell’isola, in programma abbiamo: il Monastero, la Chora e le baie del Sud.
Da Katapola si segue la strada principale in direzione della Chora, poi si prosegue fino al bivio che conduce al minuscolo parcheggio dove possiamo lasciare la macchina. Il monastero di Panagia Hozoviotissa risalente al XI secolo è davanti ai nostri occhi incastonato nella roccia a picco sul mare visibile solo per le sue pareti bianche che lo fanno risaltare sulla pietra rossa. Una lunga e suggestiva scalinata ci permette di raggiungere il monastero lentamente lasciandoci gustare il paesaggio, il monastero che si avvicina, il paesaggio intorno a noi, la montagna che fiancheggiamo... ripetendoci ad ogni passo “ma come gli è venuto in mente di costruirlo proprio lì!”. Raggiungiamo il piccolo spiazzo davanti all'ingresso e il nostro sguardo si rivolge al panorama mozzafiato che da qui permette di ammirare in solo colpo d’occhio le splendide isole di Astipalaia e  Santorini. Saliamo la gradinata, attraversiamo la piccola porta e accediamo ad un’anticamera dove un cartello ci spiega le regole da rispettare che sono quelle di qualsiasi luogo di culto ad eccezione di questa “ le donne devono indossare la gonna”! Rileggo due volte la regola convinta di essermi sbagliata poi noto un attaccapanni con una serie di gonne lunghe appese gentilmente messe a disposizione. Di solito non mi faccio cogliere impreparata ho sempre con me quello che serve per ovviare a queste cose ma oggi pensavo di essere impeccabile indossando jeans e maglietta manica lunga. Mai dire mai comunque nessun problema scelgo una simpatica gonna fantasia, me la metto sui miei jeans (tra l’altro in tinta) e saliamo la scala scavata nella roccia al termine della quale una porta di legno si apre in perfetta sincronia accompagnata dal dolce sorriso di un monaco. Visitiamo la cappella al primo piano costruita in una fessura della roccia poi raggiungiamo il monaco che ci accoglie in un salottino offrendoci dolcetti alla rosa, un liquore fatto da loro alle erbe e dell’acqua. Questa accoglienza scalda il cuore come gli occhi gentili di questo monaco che ci invita a lasciare un messaggio sul libro dei visitatori. Scopriamo che il monastero  fu costruito per proteggere un'icona sacra risalente al 812 che è attualmente esposta all'interno del monastero e che fu salvata dall'iconoclastia. Questo edificio è il principale esempio di architettura monacale di religione greco-ortodossa esistente nell'Egeo e stanno lavorando per il suo inserimento nel Patrimonio dell'UNESCO. Dopo averlo visto comprendiamo bene il perché. Scendiamo e percorriamo la strada  a ritroso fino a raggiungere nuovamente la macchina.


Facciamo “rotta” verso sud percorrendo l’unica strada che attraversa l’isola approfittando del suggestivo paesaggio. La primavera fa bella mostra di sé ricoprendo i prati di fiore dai mille colori che sembrano frutto delle pennellate di un esperto pittore. Incontriamo poche macchine e molte capre lungo la strada e dopo mezz'ora arriviamo nella baia di  Paradisia dove facciamo un pic-nic su un moletto bagnato da un acqua  cristallina. In questa stessa baia si trova il relitto arrugginito semi affiorante di una nave che si può avvicinare anche seguendo un sentiero. Riprendiamo la strada e ci spingiamo ancora più a sud fino a raggiungere l’incantevole e selvaggia baia di Kalotaritissa. La troviamo deserta con la spiaggia spoglia e solo qualche barca dei pescatori  legata al piccolo molo. Sembra una piscina per la forma circolare della baia e soprattutto per i colori meravigliosi del mare. Qui hanno girato le scene greche del film “Le Grand Blue” di Besson che racconta la storia dell’apneista Mayol e della rivalità con l’italiano Enzo Maiorca.
Ritorniamo in macchina e ritorniamo alla Chora. Ci perdiamo a passeggiare nelle sue strette vie tra le casette bianche con gli infissi e le porte colorate tra i ristorantini coi tavoli sotto pergolati e i tanti negozi alla moda. Raggiungiamo a piedi i mulini che sovrastano la Chora e permettono di vedere bene i resti del castello medioevale e ci sediamo ad ammirare il paesaggio. Ritorniamo a Katapola per un aperitivo su Vagabond con gli occhi ancora pieni delle meraviglie viste oggi e il cuore pieno di emozione.


17 April 2017

GRECIA:PATMOS E LA PASQUA

L’ 11/04 lasciamo l’accogliente porticciolo di Arki e veleggiamo al traverso coprendo velocemente le 10Mn che ci separano dalla nostra destinazione. Patmos è nota come “l’isola dell’Apocalisse” perché in una grotta il discepolo di Cristo Giovanni scrisse l’“Apocalisse”, l’ultimo libro del Nuovo Testamento. Il centro storico di Chora con il monastero di San Giovanni e la grotta dell'Apocalisse sono state dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità. L’isola è bellissima già in avvicinamento mentre raggiungiamo Skala e ormeggiano in un piccolo pontone nella parte più interna della baia dove si trovano le  imbarcazioni dei pescatori (37°19.73N 26°32.73E).
Skala è il porto dell’isola sorta in una stretta baia naturale che quasi divide l’isola in due. Nel passato nel porto non c’erano edifici, solo alcuni magazzini infatti a causa delle incursioni piratesche gli abitanti vivevano a Chora. Alla fine del XIX secolo il porto prosperò e durante l’occupazione italiana venne convertito in centro operativo, quando furono innalzati gli edifici del presidio italiano, della posta, della dogana. In quell’epoca vennero costruiti bellissimi edifici neoclassici che oggi fungono da abitazioni o da negozi. Giriamo tra le sue vie curiosi di riscoprire questo luogo che già avevamo visitato 10 anni fa in viaggio di Nozze. Tra negozi, panettieri e ristoranti non manchiamo di visitare le chiese di Haghìa Paraskevì, Haghìa Ekaterini e Panaghìa tis Koumanas (1780). Facciamo rifornimento di frutta, verdura, vino, carne, cioccolato e dolce locale per festeggiare la Pasqua.
Dal lungomare prendiamo un bus (1,50€) per raggiunge la Chora e Reva, come sempre, è felicissima di questa gita. La Chora è la città antica e tradizionale costruita attorno al monastero di San Giovanni Teologo. Sembra essere uno dei complessi abitativi medievali più belli e meglio conservati dell’Egeo. Le case, costruite l’una accanto all'altra, con le finestre in alto, formano un dedalo di strette stradine lastricate dove si trovano decine di chiese costruite con pietra, tetti di legno di cipresso alghe e terra. Raggiungiamo i tre mulini a vento situati appena fuori dalla Chora ristrutturati e perfettamente funzionanti. Da qui si gode di una spettacolare vista sulla baia di Skala e su tutta la Chora. Ai piedi di un mulino pranziamo con le delizie trovate nel fornaio ai piedi del monastero e assaggiamo la famosa “cheese cake” fatta con formaggio locale. Deliziosa! Dietro ai mulini ci imbattiamo in un bel parco giochi che testiamo subito per aggiungerlo alla nostra Guida dei Parchi giochi del Mar Egeo.
Iniziamo poi la discesa lungo il sentiero N2 e perdendoci nel meraviglioso paesaggio che ci circonda percorriamo i 5 Km fino a Skala. All'arrivo ci premiamo con un grosso gelato!



Il Giovedì siamo alla Chora e visitiamo il monumentale monastero-fortezza di S. Giovanni Teologo. Fu costruito nel 1088 dal monaco Christodoulos grazie a una donazione dell’imperatore bizantino Alessio I Comneno. All'interno si trova il museo-sacrestia, ritenuto il più grande museo dell’Egeo, che contiene antichissime pergamene e bolle d’oro. Straordinaria anche la biblioteca con manoscritti e oltre 13.000 documenti. All'interno del complesso si trova anche un laboratorio per la conservazione ed il restauro delle opere pittoriche. 
Partecipiamo alla Messa dove viene distribuito pane a tutti poi ci spostiamo nella piazza del municipio per assistere alla suggestiva “Lavanda dei piedi”, spettacolo unico che ripropone l’Ultima Cena.
A metà della strada che conduce dalla Chora a Skala si trova la grotta dell’Apocalisse con la chiesa di Haghìa Anna. Qui si trova anche la Scuola di Patmos, fondata nel 1713 fu il centro spirituale dei Greci e attualmente è un importante seminario riconosciuto dallo stato.
L’isola è famosa per i grandi festeggiamenti del periodo di Pasqua che nonostante siano sentiti in tutta la Grecia a Patmos sono caratterizzati da eventi unici come la processione del sabato sera e la Messa di Pasqua con il Vangelo tradotto in sette lingue. Il sabato notte poi esplodono i festeggiamenti con botti, fuochi d’artificio, cena pantagruelica,  musica, vino e danze. Uno spettacolo unico.
La domenica di Pasqua invece la festeggiamo a Lipso. In mattinata andiamo a messa nella grande basilica dove viene distribuito pane a tutti e alla fine tra baci abbracci e auguri si scoppiano petardi davanti alla porta della chiesa. Dopo una passeggiata lungomare ritorniamo su Vagabond per la caccia delle uova di cioccolate lasciate dal coniglietto. Gustiamo in pozzetto il ricco pranzo di Pasqua con ottimo vino locale e persino il loro dolce tipico per la Pasqua (Una specie di panone dolce al latte speziato con dentro un uovo sodo rosso).
Buona Pasqua!Kalò Pàscha!


12 April 2017

GRECIA: ARKI E IL SUO SILENZIO ASSORDANTE

Il 5/04 alle 9 leviamo l'ancora, usciamo dalla baia di Lispo e lasciamo alle nostre spalle questa bella isola che ha saputo entrarci nel cuore. La giornata è limpida e calda ma con pochissimo vento quindi procediamo a motore su un mare piatto come una tavola. Possiamo ammirare con calma la parte nord-ovest dell'isola prima di iniziare uno zig zag tra le tante e piccole isole che costellano il canale tra Arki e Lipso. La cartografia di queste zone è limitata quindi ci avviciniamo piano facendo ben attenzione ai diversi colori dell'acqua mentre io vado a prua. Poco distante dalla costa sud di Arki mentre sistemiamo la randa sentiamo un rumore forte provenire da sotto lo scafo, subito rallentiamo e Michele sente una resistenza sul timone. Riusciamo a manovrare quindi ci avviciniamo a terra e buttiamo l'ancora su 5m con fondo di sabbia in un mare cristallino, siamo a Tinganakia (37°21.84N 26°44.89E) meglio conosciuta come "le piscine di Arki"! Michele si prepara psicologicamente ad entrare in acqua per andare ad ispezionare l'elica, il mare è meraviglioso con colori spettacolari che ci ricordano la Polinesia ma la sua temperatura è ben lontana da quella tropicale che ricordiamo!! Entra lentamente bagnando centimetro dopo centimetro del proprio e corpo e con uno sforzo di volontà dettato dal bisogno si immerge finalmente sotto lo scafo fino all'elica. Dopo pochi secondi riemerge con un grosso sacco nero della spazzatura in mano e con un balzo felino è a bordo. Preso dall'euforia decide di prolungare il suo bagno e inizia tuffarsi e rituffarsi mentre io immortalo con un video questo primo bagno della stagione. La sua gioia è contagiosa quindi mi metto al volo un costume e mi immergo molto lentamente, respirando come in sala parto ma alla fine mi lascio andare in quest'acqua ghiacciata. I primi istanti sono terribili poi il corpo si adatta, perdendo completamente la sensibilità, e inizio a nuotare beata mentre Reva  continua a gridare "anche io, anche io!! perché io no?". La giornata calda e senza vento è stata ideale per questo bel primo bagno in un angolo di paradiso incontaminato che ci ha letteralmente conquistati. Il fondo tiene bene e le condizioni meteo favorevoli ci permettono di restare per la notte. Nessuna costruzione a terra, solo i gabbiani si avvicinano incuriositi e al calare del sole qualche piccola barca di pescatori che ci saluta. La pace e la quiete di quest'ancoraggio cullano i nostri pensieri, è bello ritrovare anche qui luoghi incontaminati dove la natura e gli animali possono vivere indisturbati.
La mattina seguente raggiungiamo il piccolo isolotto di Marathos (37°22.03N 26°43.55E) dove ancoriamo con difficoltà perché il fondo non tiene bene. Per le dimensioni dell'isolotto possiamo dire che è piuttosto costruita. Una bella spiaggia a mezzaluna con 3 taverne in riva al mare e subito dietro 2 piccoli complessi di appartamenti e camere in affitto. Nessuna strada, dalla spiaggia si accede alle taverne o agli alloggi e solo seguendo un piccolo sentiero si arriva alla piccola chiesetta in cima alla collina. L'isola non è abitata se non d'estate e adesso troviamo le stanze aperte e i proprietari impegnati nelle grandi pulizie prima della Pasqua. Sbarchiamo sulla spiaggia e mentre Reva gioca con secchiello e paletta noi camminiamo sul lungomare in esplorazione. Tutti insieme raggiungiamo la chiesetta che offre una bella vista su Arki e Patmos. Il sentiero però non è ancora stato ripulito dall'erbaccia e Reva incontra per la prima volta un ortica e apprende rapidamente il suo potere orticante!!Notte tranquilla sotto un incredibile cielo stellato.



Il giorno dopo raggiungiamo il villaggio di Arki, Porto Augusta, ed ormeggiamo sul molo mentre un pescatore ci aiuta con le cime e ci da il benvenuto. 
Saltiamo a terra subito, spendiamo qualche momento su una delle tante panchine del molo che si apre poi nella grande piazza del villaggio. Le panchine guardano il mare perché è da li che tutto arriva, l'isola conta 50 abitanti e il villaggio è una manciata di case. Tante sono costruzioni recenti e pronte per ospitare turisti in cerca di pace e tranquillità. E Arki è sicuramente  ricca di questo, un isola bella e selvaggia capace di avvolgerti un silenzio frastornante. Passeggiando lungo l'unica strada in cemento che la percorre per tutta la sua lunghezza, puoi sentire il rumore di un insetto che ti si avvicina e poi più niente se non il fruscio del vento, le lontane campane delle capre al pascolo, un onda che frange sugli scogli. Ci si muove a piedi sull'isola anche se ogni tanto incontriamo degli scooter e un paio di macchine. Le strade di cemento sono ripetutamente sbarrate da cancelli metallici che si possono aprire ma si devono rigorosamente chiudere alle proprie spalle per impedire alle capre e pecore, indiscusse padrone dell'isola, di disperdersi. La vegetazione è limitata a cespugli e pochi alberi, la terra è rossa e rocciosa. Camminiamo per una decina di minuti fino alla chiesetta Panagia Pantanassa, la più antica dell'isola, che dall'alto della sua posizione ci regala una spettacolare vista sulle isole che ci circondano. Ci sono altre due chiesette sull'isola molto carine, Agioi Anargiroi davanti al porto e Metamorfosi Sotiros nel centro dell'isola. 
Nei giorni che ci fermiamo ad Arki la percorriamo in lungo e in largo e andiamo a vedere le sue belle spiagge in piccole baie calme e tranquille bagnate da un acqua cristallina. Raggiungiamo a piedi Tiganakia (le piscine), poi le baie a nord Limari, Patelia e Kato Patelia tutte piccole, tranquille e circondate da una natura incontaminata. Tranquilli e riservati sono anche gli abitanti di quest'isola che ti sorridono quando li incroci ma continuano sul loro cammino, se sei tu ad avvicinarli invece ti accolgono con calore e sono subito pronti a darti una mano. La vita è tutta qui intorno a noi, sul molo, i pescatori spendono la loro giornata a riparare e preparare le reti per la notte, le taverne pittoresche sono impegnate nella ristrutturazione o nelle grandi pulizie, i tanti gatti dell'isola si aggirano oziosi in cerca di cibo. Dalla nostra panchina vista mare osserviamo questa routine interrotta solo dall'arrivo della nave due volte al giorno che collega queste persone con il resto del mondo.Che pace! 


www:vagabondsail.com

4 April 2017

GRECIA: LIPSO L'ISOLA DI CALYPSO

Il 29/03 alle 8:30 salpiamo l'ancora, apriamo le vele e iniziamo a navigare con un vento leggero e mare piatto ancora ben protetti dalla terraferma. Il sole inizia la sua risalita in un cielo azzurro senza nuvole mentre noi in pozzetto terminiamo di preparare la barca. Lo scafo scivola veloce sull'acqua, Reva sorride e abbraccia forte il suo peluche mentre saluta l'isola di Leros, Michele alla barra regola Vagabond perché possa dare il meglio di sé. Io chiudo gli occhi, mi sdario e assaporo ogni suono, ogni movimento, il rumore dell'acqua, il profumo della terra che si allontana, i versi dei gabbiani, il calore di questo primo sole...quanto mi è mancato navigare in questo lungo letargo.
Un paio di virate e siamo in rotta perfetta verso l'isola di Lipso. Prendo la barra in questa giornata ideale di mare calmo, 12Kt da Nord, sole e boliniamo tranquilli per le poche miglia che dobbiamo percorrere oggi. Meglio riprendere la navigazione cosi dolcemente mentre chiediamo al nostro corpo di adattarsi nuovamente al movimento, mentre diamo tempo alle nostre mani di ritrovare confidenza con le manovre, mentre lasciamo che emergano i giusti riflessi...mentre togliamo le briglie al nostro spirito vagabondo!
Alle 10:30 buttiamo l'ancora nella baia di Kouloura (37°16.90N 26°16.63E) a sud di Lipso. Pranzo in pozzetto e abbuffata di libri mentre questo caldo sole ci rosola beatamente. Nel pomeriggio cambiamo ancoraggio per essere più protetti dal vento e ancoriamo a Lera (37°16.76N 26°46.10E) su 3m di acqua cristallina e fondo di sabbia.
Il giorno dopo entriamo nella grande baia di Lipso, ancoriamo nell'insenatura a sinistra della città (37°17.82N 26°45.72E), sbarchiamo e raggiungiamo il centro. Sokora è l'unico centro abitato dell'isola, che conta una popolazione di circa 700 abitanti, dall'ampio porto si estende fino al colle circostante. Siamo stati su quest'isola 10 anni fà in viaggio di nozze e subito ritroviamo la camera dove avevamo alloggiato con una bellissima vista sulla baia. La città è rimasta come la ricordavamo, anche se intorno sono aumentate le case e gli appartamenti in affitto. Visitiamo la Chora di casette bianche che ricorda le Cicladi, la maestosa chiesa di San Giovanni Teologo, vicino alla piazza con il Municipio e il Museo, in cui si trova un’icona della Panaghìa Mavri (Madonna nera) del 1500. Percorriamo le strette vie della parte vecchia dove incontriamo qualche piccolo e incasinato market, la macelleria, bar, panifici, un parrucchiere, taverne colorate e nella piazza un grande centro estetico e profumeria che sembra stato messo lì per errore. Ritorniamo al molo dove si trova la banca, la farmacia, la polizia, la guardia costiera, un supermarket ben fornito, uno shipchandler, taverne, un delizioso panificio e un nuovissimo parco giochi!! Entriamo nel parco e come non ci capitava da tanto tempo lo troviamo pieno di bambini. Reva conosce subito un paio di bambini e si diverte tantissimo. Tutti qui capiscono l'italiano, molti lo parlano e sono anche tanti gli italiani che hanno case sull'isola. La mamma di questi due bimbi è sposata con un italiano e lo capisce e parla perfettamente. Mi racconta che Lipso è l'isola del Dodecaneso con la più alta natalità, le scuole sull'isola arrivano fino al liceo e tanti sono quelli che come lei dopo aver studiato tornato sull'isola nativa a vivere. "Manca solo un Pediatra e un Ginecologo stabile per il resto non ci manca nulla", mi dice sorridendo, "Il turismo c'è ma concentrato nei mesi estivi e le nuove costruzioni sono più di proprietà che dedicate al turismo". Non faccio fatica a crederle, l'isola è piccola ma piena di vita e non mi stupisco che tante persone l'abbiano scelta come rifugio per sei mesi all'anno. Salutiamo i nostri nuovi amici e torniamo a bordo. 
La mattina seguente siamo avvicinati da una barchetta colorata, un pescatore ci mostra del pesce appena pescato e delle marmellate fatte in casa dalla moglie. I pesci sono bonito non troppo grossi perfetti per noi e li prendiamo volentieri da questo pescatore sorridente che conosce anche qualche parola di italiano.


Il vento rinforza da Nord quindi ci spostiamo nell'ancoraggio davanti alla piccola Chiesetta (37°17.82N 26°45.31E) facendo ben attenzione a buttare l'ancora sulla sabbia. La giornata è spettacolare, cielo limpido e sole caldo, ci togliamo subito calze, scarpe e ci mettiamo in maglietta. La voglia dell'estate è tanta! A terra lasciamo il dinghy sulla spiaggia e visitiamo la piccola chiesetta sulla collina davanti all'ancoraggio che ci regala una vista meravigliosa sulla baia. Proseguiamo lungo la strada che sale e ci troviamo sul crinale che ci permette di vedere entrambe le coste. La strada è deserta e ci incamminiamo verso Est superando qualche casetta qua e là, vigneti (a Lipso producono vino bianco, rose e un rosso dolce), allevamenti di capre, pecore e qualche mucca, chiesette molte e tutte ben tenute. La guida dice che in passato qui vivevano di coltivazione e pesca ed effettivamente si vedono ancora i terrazzamenti ora ricoperti di erba in molte parti dell'isola. La passeggiata è lunga e tutta pianeggiante rinfrescata dal vento che accarezza il crinale. Stiamo bene e Reva è una grande camminatrice, senza accorgersene, tutta occupata a cantare, a raccogliere fiori, osservare gli animali, scovare" tesori", non si rende conto di macinare km su km poi senza preavviso come se le batterie si fossero esaurite di un sol colpo dice "sono stanca!" e la passeggiata si conclude sulle spalle del papà.
Ogni giorno andiamo a prendere il pane e finiamo per fare una sosta al parco giochi dove trova sempre amici nuovi. Quest'isola tranquilla è caratterizzata da un ambiente e persone che inducono ad una profonda calma. Per questo gli abitanti dicono che fu questo luogo e non Calipso ad affascinare Ulisse quando si ritrovò qui, avendo deviato dalla rotta durante il viaggio di ritorno a Itaca. 
Il 2/04 cambiamo nuovamente ancoraggio per seguire i capricci del vento che ora soffia da Sud, restiamo sempre nella baia ma ancoriamo proprio accanto alla città di Sokora (37°17.05N 26°45.08E). Siamo vicini al grande molo, di recente costruzione, dove si trova il benzinaio. Anche questo ancoraggio è buono e possiamo quindi scendere a terra per visitare ancora l'isola. Camminiamo nella strada più a Sud e raggiungiamo la baia di Lera poi proseguiamo fino alla bella chiesetta Panaghìa tou Charou, a 1,5 Km di distanza dall'abitato, dove si trova l’unica icona in Grecia in cui la Madonna non tiene il Bambino ma il Cristo Crocifisso. Lungo la strada di ritorno ancora casette sparse, vigneti e animali al pascolo.
Facciamo rifornimento di acqua e viveri al supermarket sul molo, come al solito svaligiamo la panetteria (che regala a Reva un enorme coniglio di cioccolato) e dopo un ultimo giro al parco giochi torniamo a bordo. Probabilmente proprio come Ulisse abbiamo capito che se non partiremo potremmo rimanere qui per sempre quindi domani mattina faremo rotta verso Nord per raggiungere la vicina Arki.