22 November 2011

MARCHESI - HIVA OA

Sabato 19/11/2011
Alle prime ore del mattino ancoriamo nella baia di Puamau nella parte NE dell'isola di Hiva Oa. Per la maggior parte del tempo questa baia è inagibile a causa della grossa onda che entra facendo ballare paurosamente le barche. Oggi l'eccezionale condizione meteo ci permette di ancorare senza problemi.
Sbarchiamo con Eric e Jerome e le donne che troviamo sul molo, intente a pulire del pesce, ci indicano la strada per raggiungere il Me'ae.
Il Me'ae di Iipona è uno dei più bei siti archeologici dell'arcipelago. Rappresenta un santuario religioso dove avvenivano rituali e sacrifici che si organizza su due grandi terrazze. Principale attrazione sono i 5 Tiki monumentali.
Il tiki Manuiotaa, in tufo grigio, presenta delle proporzioni equilibrate. Le mani sono ben riconoscibili e la testa è stata riposizionata sul tronco dagli archeologi. Sulla piattaforma si nota il tiki Takaii che rappresenta un capo guerriero del luogo famoso per la sua forza. Questo tiki di tufo vulcanico rosso alto 2,67m è il più grande di tutta la Polinesia Francese. Alla sua sinistra troviamo il tiki Te Tovae e Noho sistemato su una piattaforma più bassa, lavorato con meno cura è oggi privo di testa. Un particolare curioso sono le 6 dita di ogni mano. Dietro e più lontano si trova il tiki Fau Poe di 1,80m, si presenta seduto con le gambe dritte e aperte nella tipica posizione delle donne mentre lavorano, si pensa rappresenti la sposa di Takaii.
Al centro sitrova l'unico esempio di tiki disteso o Maki Taua Pepe, scultura insolita che rappresenta una donna sdraiata sul ventre con un viso dalle dimensioni spropositate.
Poco lontano dal sito si trova la tomba della famiglia degli ultimi capi della valle deceduti all'inizio del XX secolo. Furono sepolti secondo riti cristiani ma elementi pagani sono posti a decorazione delle loro tombe, infatti si notano i due piccoli tiki posti sulle fiancate.
Per raggiungere il sito abbiamo fatto una bella passeggiata e sulla strada del ritorno incontriamo un ragazzo a cavallo che ci regala delle papaie mature e verdi (ottime in insalata). Eric propone delle linee di pesca in cambio di un pezzo di carne e così ritorniamo in barca con una zampa di maiale.
È una bellissima giornata di sole ma il mare è aumentato ed entra fastidiosamente nella baia quindi decidiamo di partire. Facciamo rotta verso la baia di Hanaiapa, dopo due ore di veloce navigazione siamo al riparo in questa bella baia dalla spiaggia di sabbia nera. Al suo ingresso si trova una roccia tondeggiante che fuoriesce dall'acqua chiamata "la testa del Nero".


Domenica 20/11/2011
Sbarchiamo senza troppi problemi sul piccolo molo nella zona sinistra della baia (dove si trova un rubinetto di acqua potabile) e lasciamo il dinghy con l'ancora a poppa. Facciamo una passeggiata nel villaggio tra le case immerse nel verde dei loro giardini rigogliosi. Troviamo la piccola chiesa bianca con semplici decori interni in legno, le venti persone presenti cantano con calore ed entusiasmo e partecipiamo con piacere a questo momento. Scopriamo a nostre spese che la chiesa è infestata da zanzare e tutti si agitano inutilmente nel tentativo di difendersi da questo feroce attacco.
Le persone qui sono piuttosto isolate ed amano fermarsi a parlare con chi è di passaggio.
Conosciamo Sal che ci invita a bere un caffè nella sua casa accanto alla chiesa. Ci racconta la sua storia mostrandoci le fotografie della figlia che ora vive in Francia sposata ad un militare.
Facciamo due passi per la via principale e incontriamo William e il suo "yacth club". Ci invita a bere una limonata fresca e ci mostra il suo libro d'oro con le dediche di tutte le barche a vela che sono passate per questa baia. Troviamo tra queste pagine qualche barca nota e lasciamo un nostro messaggio. Quando lo salutiamo ci regala un sacco pieno di frutta e ci accompagna fino al molo.
Conosciamo anche una coppia belga, da 30 anni a Hiva Oa, vende una rivisitazione della tapa con magnifiche rappresentazioni di donne e guerrieri marchisiani.

Martedì 22/11/2011
È una bellissima giornata di sole, Jerome va in bicicletta fino ad Atuona. Noi ed Eric partiamo per una passeggiata lungo il sentiero che ci porterà nella baia di Hanatekuua.
Il sentiero è pieno di fango ma riusciamo a procedere senza scivoloni e troppa fatica. Eric e Michele camminano rapidi e io riesco a stare al loro passo tirando il fiato nelle soste panoramiche che facciamo lungo il cammino. Ci siamo solo noi e le numerose capre che scorazzano libere su questi pendii a picco sul mare.
Raggiungiamo la baia di Hanatekuua deserta con la sua spiaggia di sabbia bianca circondata da alti cocchi. Il tavolo vista mare che troviamo è perfetto per fare una pausa ed ammirare lo splendido paesaggio. Purtroppo i nono non tardano ad arrivare e siamo presto costretti a prendere la strada del ritorno.
Il Nono è una minuscola mosca di sabbia, spesso invisibile all'occhio, che morde per prelevare un po di sangue. Il nono bianco vive sulle spiagge e quello nero nelle valli. Non si è trovato ancora un modo per disinfestare le zone interessate, l'unico rimedio è l'utilizzo del Monoi, un olio, sul quale i nono scivolano.
Siamo a bordo di Coelacanthe per una spaghettata e Eric ci regala "la pasta madre" che lui utilizza per fare il pane avuta da una barca tedesca. Ci mostra come conservarla e come utilizzarla e nel pomeriggio inforniamo 4 belle pagnotte di pane.
Nel pomeriggio scendiamo a terra con Jerome per cercare un pò di frutta. Conosciamo Philippe e Lucie, un ex militare francese e una marchisiana, nella loro bella casa vista mare. Ci accolgono preparando un enorme vassoio pieno di pompelmi, arance e avocadi deliziosi che vendono a Atuona. Ci mostrano la loro produzione di vaniglia spiegandoci come viene effettuata la fecondazione manuale del fiore da cui ha poi origine la bacca che noi conosciamo. Una volta matura, quest'ultima, viene essiccata e venduta singolarmente, sotto forma di concentrato o olio. Sono tra i pochi produttori presenti alle Marchesi. Ripartiamo con lo zaino pieno di frutta e lungo la strada conosciamo Raphael che dopo due chiacchiere ci regala banane e uru. Rientriamo in barca che è ormai buio.


www.vagabondsail.com

18 November 2011

MARCHESI - FATU HIVA

Mercoledì 09/11/2011
Alle prime ore del mattino siamo a 10 Mn da Fatu Hiva e ammiriamo con emozione il profilo delle sue alte montagne uscire dall'acqua nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico.
Ancoriamo nella famosa baia delle Vergini di una bellezza indescrivibile. Le montagne verdi, i picchi rocciosi avvolti dalle nuvole e la natura selvaggia rendono questa baia un luogo mistico e pieno di magia. Siamo solo due barche.
Fatu Hiva è la prima isola dell'arcipelago ad essere scoperta dal navigatore spagnolo Mendaña il 25 luglio del 1595. Priva di una pista di atterraggio e mal servita dalle barche, Fatu Hiva soffre di un certo isolamento che salvaguarda la sua atmosfera di paradiso selvaggio. Grazie alle abbondanti precipitazioni numerose piante da frutto crescono sul suo terreno rigoglioso. Gli abitanti sono raccolti nei due soli villaggi di Omoa e Hanavave mentre il resto dell'isola è totalmente selvaggio.
Viene a darci il benvenuto con la sua lancia, Cristian, uno scultore che ci invita subito a casa sua. Ci regala pompelmi e banane e ci mostra orgoglioso il suo lavoro. Visitiamo la sua casa e il laboratorio dove scolpisce legno, pietra e osso. Michele e Thierry provano a scolpire la pietra sotto la sua guida esperta. Io e Coco raccogliamo tiare e ylang-ylang con la figlia Tiffany, felicissima delle penne colorate e dei pastelli che le abbiamo portato.
Fatu Hiva è la sola isola della Polinesia francese a portare avanti la fabbricazione della Tapa (stoffa di corteccia battuta e decorata) con i metodi tradizionali. Tipici sono anche i cocchi incisi e gli Umu hei composizioni vegetali di fiori e fragranze profumate (vaniglia, ylang-ylang, ananas ricoperto di polvere di sandalo e altri frutti e piante) che creano un piacevole cocktail olfattivo. Le donne sistemano questa composizione tra i capelli.
Il piccolo villaggio di Hanavave si estende nella valle ai piede della alte montagne. Percorrendo la sua via principale si possono incontrare la sua chiesa, un alimentari e la posta. In un attimo conosciamo tutti i suoi abitanti.
Alle 17 siamo nella piccola chiesa bianca ai piedi della montagna, ci hanno invitano ad una Messa animata dai bambini con canti e danze.
Fuori dalla chiesa incontriamo altre persone che ci invitano a casa loro e la nostra "agenda" si riempe velocemente di appuntamenti.

Giovedì 10/11/2011
Questa mattina abbiamo voglia di sgranchirci le gambe e con Thierry e Coco facciamo una passeggiata fino alla cascata. Seguiamo la strada principale e imbocchiamo poi un sentiero nel bosco, stretto e poco battuto, che ci permette, dopo un oretta di cammino, di arrivare a destinazione.
Alla cascata facciamo una merenda con banane e pompelmi raccolti lungo la strada...che meraviglia mangiare della frutta appena colta! Dopo le Tuamotu tutto questo verde, quest'abbondanza di frutta e di acqua ci sembrano un miraggio.
Ritorniamo per il sentiero nella boscaglia tra chiacchiere e scivoloni per le foglie e i sassi bagnati. Sulla strada del ritorno raccogliamo limoni e papaie dall'orto di Desirèe e Jacque.
Nel pomeriggio siamo a casa di Marc e Blondine una coppia marchisiana che ci accoglie con degli enormi caschi di banane e le loro famose banane secche. Ci mostrano come le preparano: le banane sono messe per 3 giorni ad essiccare intere, poi vengono tagliate a metà lasciate al vento e al sole per altri 5 giorni al riparo da insetti grazie ad una retina. Davanti a questa deliziosa distesa di banane disidratate la degustazione è d'obbligo.
Marc è uno scultore eclettico che lavora con tutto: pietra, legno, osso, madreperla e recentemente con l'ebano. Lei prepara le tipiche collane fatte con i semi marchisiani dai colori vivaci. Hanno 8 figli, "tutti avuti dalla stessa moglie" ci tiene a precisare lui, ormai grandi e sparsi per la Polinesia e la Francia. Ci spiegano che la maggior parte del loro lavoro viene venduto su commissione, nelle esposizioni e fiere di Tahiti e della Nuova Caledonia. Blondine ci fa assaggiare il ghiacciolo che prepara con il Corasol, un frutto dolce e pieno di semi tipico delle Marchesi. Delizioso e fresco ogni giorno passeremo per averne uno. Sono allegri e simpatici, passiamo tutto la giornata in loro compagnia.

Venerdì 11/11/2011
A terra accanto al molo si trovano due rubinetti di acqua potabile e ne approfittiamo per fare il bucato e il pieno a Coelacanthe.
Michele e Thierry vanno a pesca con Augustin un simpatico marchisiano conosciuto nei giorni precedenti. Quando rientrano dalla battuta di pesca mangiamo tutti assieme su Coelacanthe.
Augustin è un personaggio davvero interessante. Ex giocatore di calcio professionista ha lasciato tutto per diventare guaritore Mana grazie a dei poteri inspiegabili che gli sono stati donati dal Cielo. Sua madre era una guaritrice e spesso gli appare in sogno per indicargli delle cure. Lui attraverso massaggi e preparati a base di piante cura i malati e per questo è conosciuto e ricercato in tutte le Marchesi. Ci racconta la sua storia incredibile e la sua vita oggi a Fatu Hiva. Ci piace dal primo momento e conoscendolo scopriremo una persona gentile e accogliente con uno sguardo sincero e profondo.
La giornata in barca passa in allegria mentre Agustin ci fa ascoltare qualche bella canzone polinesiana.


Martedì 15/11/2011
Alle prime ore del mattino siamo sul molo di Hanavave per non perdere il passaggio per il villaggio di Omoa. È una bella giornata di sole e con un speed-boat percorriamo la costa dell'isola con le sue incantevoli falesie a picco su un mare blu cobalto.
Il villaggio di Omoa a Sud dell'isola si estende in una valle rigogliosa. Si fa notare la piccola chiesa dal tetto rosso e la facciata bianca con i suoi affilati profili in stile gotico. Omoa possiede due siti di pietre scolpite, in ottimo stato di conservazione, tra i più grandi dell'arcipelago.
Facciamo un giro veloce per la sua via principale dove troviamo tra le case colorate, il centro dell'artigianato, la posta e due alimentari. Sul lungomare, recentemente sistemato, troviamo delle belle sculture moderne che si affacciano sulla baia.
Con Thierry e Coco pertiamo per la camminata che ci riporterà ad Hanavave. Sono 18 Km di strada che diventa presto una pista coperta di fango molliccio. Il sole, fortunatamente, si ritira dietro le nuvole permettendoci di camminare al riparo dai suoi violenti raggi. Per una ragione a noi sconosciuta la strada sale sempre ma procediamo senza troppi problemi facendo brevi ma numerose soste. Pausa panino, pausa foto, pausa acqua, pausa ombra, pausa banana ecc...
Il Panorama è incredibilmente bello e tanta fatica viene ampiamente ricompensata.
Arriviamo ad Hanavave a metà pomeriggio e ci buttiamo a terra allo stremo delle nostre risorse. Questi mesi alle Tuamotu, dove la passeggiata tipica era il tour del minuscolo motu, ci hanno fisicamente indebolito, le gambe e soprattutto il fiato sono decisamente fuori allenamento. Le Marchesi e le sue belle passeggiate ci rimetteranno presto in sesto.
Torniamo in barca e dopo un bagno rigenerante ci godiamo il tramonto nel relax totale del pozzetto.

Mercoledì 16/11/2011
Abbiamo dormito come bambini e al risveglio scopriamo con sorpresa di non aver nessun dolore alle gambe. Salutiamo gli amici al net del mattino ma nessuno ci sente perché la radio trasmette a bassissima potenza. La smontiamo e scopriamo che alcuni punti sono erosi dalla ruggine. Michele riesce a sistemarla temporaneamente quanto basta per ricevere e trasmettere la posta e il meteo.
Nella mattinata Coco viene a bordo di Coelacanthe con una grossa zucca e prepariamo una quantità industriale di gnocchi di zucca.
Non siamo più soli all'ancoraggio arriva Compay la barca di Eric, uno svizzero, che abbiamo seguito sul Net francese in navigazione dal Chile alle Gambier. A bordo c'è anche il nipote Jerome in vacanza da lui per un paio di mesi. Siamo a cena su Compay e passiamo una splendida serata in compagnia. Eric è in viaggio da 8 anni con il suo Elan40 e ama percorrere lunghe distanze per raggiungere luoghi poco battuti dai navigatori. Ascoltiamo con interesse i suoi racconti del Giappone, dell'Alaska e le sue avventure in Sud America.

Venerdì 18/11/2011
Si è aperta una buona finestra meteo per raggiungere una baia a Nord-Est di Hiva Oa.
A terra facciamo un giro per salutare gli amici conosciuti in questi giorni. Incontriamo Agustin che ci regala pompelmi e manghi, Blondine ci carica di banane mentre Jacque e Desirèe di papaie e limoni.
Nel pomeriggio con Coco e Jerome andiamo a fare snorkeling fuori dalla baia. Nuotiamo lungo le falesie e nonostante la visibilità sia ridotta a pochi metri l'acqua è pulita e piena di pesci. Quando siamo in acqua è davvero uno spettacolo impressionante sollevare gli occhi al cielo e vedere queste montagne di roccia a picco sul mare.
Alle 23 salpiamo l'ancora e ci lasciamo alle spalle questa baia magica che ci ha regalato fantastici incontri. Il cielo è pieno di stelle, abbiamo un vento da E 12Kt con poco mare e veleggiamo percorrendo velocemente le 50 Mn che ci separano da Hiva Oa.


3 November 2011

TUAMOTU - MAKEMO

Makemo, terzo atollo per dimensione delle Tuamotu, si estende su 65Km di lunghezza e tra i 5 e 8Km di larghezza.
Tutta la parte sud dell'atollo è composta da barriera corallina mentre i motu ricoprono tutta la parte Nord e Ovest.
Martedì 18 ottobre alle 14 siamo davanti alla passe Tapuhiria situata nella zona NW dell'atollo. La stanca è fra un ora ma siamo costretti ad anticipare l'ingresso per poter raggiungere l'ancoraggio con la luce. Riusciamo ad entrare senza problemi ma la corrente, il vento e l'onda contrari non ci consentono di superare i 2Kt di velocità.
Veleggiamo fino al tramonto per raggiungere l'ancoraggio ben protetto a NE. Incontriamo molte teste di corallo che emergono a pelo d'acqua, fortunatamente ben visibili grazie alla schiuma delle onde. Ancoriamo su un fondo di sabbia di 6m mentre il buio sta calando e dopo una spaghettata ci abbandoniamo ad un sonno profondo.
Siamo in un bellissimo ancoraggio circondati da acqua cristallina e ben protetti da un susseguirsi di lunghi motu ricoperti di cocchi. Poco lontano da noi si trova il vecchio villaggio di Punakuru di cui oggi resta solo qualche rovina.
A terra facciamo lunghe passeggiate con la sola compagnia di sterne, sule, granchi e bernard-l'hermite. Quando abbiamo sete raccogliamo un cocco verde e con qualche colpo di macete abbiamo accesso all'acqua nutriente e dissetante che custodisce al suo interno.
Passiamo una settimana in questo luogo incantevole con sole e vento fresco da E. Le giornate scorrono veloci nella tranquillità dei nostri piccoli impegni quotidiani. Il tempo si dilata e abbiamo la piacevole sensazione di "avere il tempo" per fare tutto quello che ci viene in mente. Ripensiamo alla nostra vita prima di partire dove la giornata non bastava ad esaurire i mille impegni, la perenne sensazione di non avere tempo sufficiente per tutto e tutti, e ci chiediamo se oggi saremmo capaci di tornare a vivere con un ritmo simile.
Visitiamo i motu, raccogliamo cocchi, nuotiamo, peschiamo, leggiamo, scriviamo mail agli amici, facciamo lavoretti in barca...
Mi diverto a sperimentare nuove ricette utilizzando il cocco nelle sue diverse parti: l'acqua, la polpa e il latte. Rimaniamo sorpresi dalle sue mille applicazioni nelle ricette dolci: torte, pancakes, budini e muffin; come nelle ricette salate: riso, pesce e carne.

Martedì 25 Ottobre alle 9 partiamo per una veleggiata fino al villaggio situato nelle zona NW di Makemo a 18 Mn.
Una bella navigazione di bolina stretta ci terra impegnati per tutta la giornata permettendoci di attraversare l'atollo. Prendo la mia postazione a prua, dobbiamo fare molta attenzione alle numerose teste di corallo che si trovano nella laguna. La luce è favorevole e le patate sono grosse e ben visibili ma diventato decisamente troppe avvicinandoci alla costa Ovest. Alle 15 siamo al villaggio dove troviamo ad accoglierci Coco e Thierry incontrati alle Gambier. Ancora a poppa e cime di prua sulla banchina...che lusso!
Dopo tanta solitudine ci immergiamo in una sfrenata vita sociale con le barche che si trovano sulla banchina. Aperitivi, cene e pranzi per conoscersi e raccontarsi. Ritroviamo Thierry e Coco, conosciamo Tanya e Oren una giovane coppia di israeliani e Janì e Cristine con la gatta Pestita.
Approfittando di questo vento forte che fa girare l'eolico rifaccio le cuciture del tendalino ormai cotte dal sole.
A terra troviamo il pane alla boulangerie e all'alimentari verdura fresca che viene coltivata a Makemo. Facciamo il pieno di pomodori.
Il villaggio di Pouheva , dove abita la maggior parte della popolazione, è il più animato delle Tuamotu con il suo molo che accoglie le goélette, la posta, il comune, il faro, la chiesa, l'infermeria e numerosi alimentari ben riforniti. Sono presenti oltre alle scuole primarie e secondarie anche corsi professionali di falegnameria, meccanica, agricoltura, artigianato e cucina. Gli abitanti vivono di copra, pesca e perlicoltura anche se è in continua diminuzione.
Thierry e Coco ci prestano le loro biciclette così potremo visitare tutto il motu fino alla pista dell'aeroporto.
Conosciamo Prosper ed Audrey una coppia che vive appena fuori dal villaggio nella loro bellissima casa sulla laguna. Lui aveva una ferme perliere, oggi affitta le case sul suo terreno e si diletta a coltivare frutta e verdura. Sono molto gentili e simpatici e passeremo del tempo con loro in allegria mentre ci raccontano cosa vuol dire vivere alle Tuamotu. Una sera, Michele e Thierry, vanno a pesca con Prosper sul suo nuovo speedboat arancione. Tornano con tanto pesce e felici della bella avventura.

Giovedì 3 Novembre alle 13 attraversiamo senza problemi la passe Ovest di Arikitamiro. Abbiamo una buona finestra meteo per fare rotta verso E e guadagnare un angolo migliore per raggiungere le Marchesi. Con noi sono partiti anche Thierry, Coco e Janì con i quali manteniamo un contatto radio due volte al giorno. Il vento è sui 10-12Kt e in due giorni percorriamo 182Mn a E di Makemo.
Festeggiamo in mare il compleanno di Michele con camembert pomodori e la sua torta preferita.
Domenica 6 Novembre il vento diventa SE e facciamo rotta sull'isola di Fatu Hiva delle Marchesi a 388Mn. Tre giorni di bolina larga, con sole e cielo perturbato da continui passaggi di groppi. Passiamo le giornate in pozzetto a leggere e occuparci della navigazione senza riuscire a pescare nulla.
Mercoledì 09 Novembre alle 6:30 del mattino siamo a 10Mn da Fatu Hiva e ammiriamo avvicinarsi il profilo di queste alte montagne che sbucano dall'acqua. Uno spettacolo emozionante.
Siamo alle Marchesi, nuove terre tutte da scoprire.