25 January 2020

CAPO VERDE: SAO VICENTE, 10 anni dopo

Giovedì 23 gennaio alle 14 ancoriamo nella baia di Mindelo e mentre stiamo ancora sistemando l’ancoraggio vengono a darci il benvenuto i nostri “vicini”. Sono una famiglia neozelandese numerosa (mamma, papà e tre figli maschi), dinamica e molto simpatica incrociata l’ultimo giorno a Las Palmas. Hanno comprato la barca in Grecia e si sono dati uno/due anni al massimo per rientrare in Nuova Zelanda. Ci raccontano la loro navigazione fino a qui e ci portano brutte notizie di Kokos (la barca delle ragazze norvegesi accanto a noi a Las Palmas) che ha disalberato a 200 Mn delle Canarie. Fortunatamente l’equipaggio sta bene e la barca è riuscita a rientrare a motore fino all’isola di Hierro. La notizia ci rattrista molto anche se siamo felici di saperli tutti in salvo.
Dopo i saluti siamo in costume in tempo zero e ci buttiamo in mare felici di poter finalmente fare un bel bagno. L’acqua in un primo momento è frizzantina ma si sta dentro volentieri. Doccia, tuffi, nuotate e tante risate. Come si sta bene dopo una bella rinfrescata!
Ci dedichiamo ora a Dumas quindi riordiniamo, puliamo, sistemiamo e approfittando dell’assenza di vento risolviamo un problemino al rolla-fiocco. Riusciamo a far tutto prima del tramonto.
Nella calma della sera in pozzetto osservando Mindelo che ci sembra notevolmente cambiata rispetto a quella che abbiamo conosciuto 10 anni fa. Domani andremo a verificare di persona.
Venerdì 24  gennaio verso le 9 sbarchiamo, lasciamo il dinghy al piccolo pontile del Club da pesca di Mindelo (1€ per tutto il giorno). Raggiungiamo l’ufficio dell’Immigrazione per fare l’entrata dove ci accoglie un ufficiale capoverdiano, un grosso omone dagli occhi gentili con un leone tatuato sul braccio che sbuca dalla divisa piena zeppa di distintivi. Ci fa riempire un formulario con i nostri dati, li inserisce in un computer e dopo aver messo il timbro di ingresso ci restituisce i nostri passaporti accompagnati da un sorridente “Welcome to Capo Verde!”(Costo dell’operazione 500 Escudi CV cioè 5€). Andiamo in seguito alla polizia marittima dove un ufficiale molto sorridente ci fa compilare un formulario e ritira il libretto della barca che verrà tenuto in custodia fino alla nostra partenza. Formalità finite! Ora andiamo ad esplorare la città.
Percorriamo il lungo mare fino al nuovo Marina, arriviamo alla piazza centrale dove scopriamo un bellissimo murales che raffigura la famosa cantante Cesaria Evola. Rimaniamo incantati da questo gigante “affresco” che hanno realizzato praticamente scrostando il muro o meglio togliendo l’intonaco dalla parete. Percorriamo una delle vie principali e raggiungiamo il mercato coperto dove avevamo fatto rifornimenti per la traversata 10 anni fa. Sui banchi troviamo frutta tropicale, verdura e delle piccole forme di formaggio fresco. Usciamo e seguiamo la strada che porta al comune, giriamo verso la piazza della chiesa dove ritroviamo la panetteria scoperta 10 anni fa con Osvaldo che ancora fa il pane e le brioche alla cannella (le prendiamo e divoriamo in un boccone!).  Proseguiamo fino alla piazza Estrella dove si trova il mercato all’aperto, lungo la strada incontriamo donne che portano sulla testa grosse bacinelle stracariche di frutta o verdura. A guardarle sembrano non fare nessuna fatica ma è incredibile il peso che riescono a portare in questo modo. Sicuramente frutto di un lungo allenamento!
Nella grandissima piazza si trova una zona dove vendono artigianato e souvenir in casette in muratura, una parte sotto a grandi chioschi di ferro dove persone improvvisano banchetti, catini o secchi pieni di mercanzia in vendita. In un altro angolo vendono vestiti ed artigianato senegalese ed infine al coperto si trovano banchi permanenti di frutta e verdura. Il mercato è vivace e rumoroso e lo percorriamo in lungo e in largo. Attraversando la piazza troviamo anche la lavanderia Lavamatic ( 4€ per 7kg) che torneremo a trovare presto.
Tornati sul lungomare non possiamo non visitare il mercato del pesce dove vediamo casse piene di tonno pinna gialla, barracuda, pesce spada, pescetti rossi con i pallini blu e tanti altri ancora. In una zona il pesce viene scaricato e pesato, in un altra zona sopra delle grandi vasche il pesce viene tagliato e pulito dalle abili mani dei venditori (qui i gatti fanno a gara a recuperare i succulenti resti). Insomma uno spettacolo.
Raggiungiamo il Marina dove tutti parlano anche francese, Michele trova un ragazzo che può aggiustare un pezzo per la barca mentre io trovo un accesso wifi che mi permette di scaricare la posta e i messaggi dopo questi giorni di navigazione. Fuori dal Marina hanno costruito una serie di strutture nuovissime con negozi dedicati ad un turismo europeo (gioielliere, ottico, banche, abbigliamento e  alberghi di lusso). Tra questi c’è anche una galleria che vende stampe e libri su Capo Verde e i suoi personaggi con foto spettacolari. Accanto a questi negozi splendenti in netta contrapposizione si trova la spiaggia con le sue barche sfasciate, il mercato del pesce coloratissimo ma comunque fatiscente, le case scrostate  e decadenti i venditori con la merce buttata sul marciapiede e tanti cani scheletrici e spelacchiati che passano la giornata a mendicare cibo o a dormire svenuti a terra. Ci sembra che questo contrasto sia molto marcato e non lo ricordavamo così netto al nostro ultimo passaggio.
Prima di rientrare nella piazza poco lontana dal Marina troviamo anche un parco giochi, di recente costruzione, che regala a Reva tanta felicità. Nel parco c’è anche una connessione wifi aperta non molto forte ma che ci permette di fare qualche chiamata ai familiari. Torniamo a bordo pieni di emozioni.
Sabato 25 gennaio ci svegliamo con un cielo grigio quindi ne approfittiamo per  fare un po' più di scuola. Dopo pranzo decidiamo di scendere comunque per sgranchirci le gambe. Pioviggina, la città è deserta. Compriamo del pane e un formaggio locale da provare, andiamo al parco e percorriamo la città in lungo e in largo giusto per camminare.
Rientriamo in barca appena in tempo prima che il cielo si apra in una pioggia battente. Al sicuro su Dumas ci prepariamo un te caldo con biscotti e dedichiamo il resto della giornata alle nostre attività: aggiorniamo il diario di bordo, sistemiamo, giochiamo e leggiamo.


Domenica 26 gennaio è tornato il sole quindi ci regaliamo una bella colazione in pozzetto. È domenica, scendiamo a terra e dopo un giro al parco raggiungiamo la chiesa. Quando arriviamo troviamo il parroco con i fedeli fuori che iniziano una processione intorno alla piazza prima di entrare in Chiesa. Ci mettiamo in coda alla processione così quando raggiungiamo la Chiesa tutti i posti a sedere sono presi e restiamo in piedi dopo l’ultima panca (un provvidenziale gradino sarà perfetto per far sedere Reva). La celebrazione è molto sentita da tutti, cantano, partecipano e i bambini delle prime panche sono immobili,composti e silenziosi per tutte le 2 ore (!!) della Messa. Tutti sono vestiti al meglio delle loro possibilità, i colori non sono sgargianti ma piuttosto toni scuri, molti hanno l’abito della festa, le donne più anziane portano tutte un foulard sui capelli, gli uomini sono eleganti e i bambini vestiti da prima comunione. Noi seguiamo e partecipiamo alla celebrazione con gioia senza però capire troppo della lunga predica del parroco in portoghese. Tutti sono con noi molto sorridenti e accoglienti. Una particolarità, impossibile da non rimarcare, è la presenza di una donna che continua a fare su e giù per la navata parlando da sola e facendo gesti osceni verso il parroco. Nessuno la guarda o sembra sorprendersi per quello che fa e per tutta la durata della Messa viene lasciata libera di muoversi, solo alla fine quando scoppia a piangere ed inizia e gridare un signore la avvicina e l’accompagna con dolcezza fuori.
A noi piace sempre appena possibile andare a Messa nei paesi che visitiamo, anche quando non capiamo la lingua del posto, questo ci fa sentire parte di qualcosa più grande, vicini e uniti a persone dagli ideali e valori comuni. Riesce a farci sentire sempre in un luogo familiare.
Uscendo dalla Chiesa diverse persone si avvicinano per chiedere “un soldino per il pane o un soldino per il caffè” che incontreremo poi ogni giorno. Raggiungiamo il parco giochi così mentre Reva si diverte noi ci colleghiamo al wi-fi per parlare con skype con i nonni e dopo diversi tentativi finalmente riusciamo a sentirli. Reva trova un amica italiana, Mia, con la quale inizia a correre, ridere e giocare come la conoscesse da sempre. Terminata la chiamata con i nonni andiamo a conoscere il padre, Sacha, un italiano che vive qui da 5 anni che ci invita al compleanno di Mia nel pomeriggio. Lo salutiamo, torniamo a bordo e dopo pranzo prepariamo un bel disegno, un libro e un peluche da regalare a Mia. Nel pomeriggio sbarchiamo, ci incamminiamo verso il quartiere Che Guevara, dove abbiamo appuntamento, quando vediamo la strada davanti a noi invasa da una folla di persone, tamburi che suonano, confusione e fermento. Non capendo bene quello che sta succedendo affrettiamo il passo e raggiungiamo la bella casa dove Sacha vive con la moglie Veronica e Mia, un luminoso appartamento con un bel terrazzo vista mare. Inizia la festa per i quattro anni di Mia con amichette e compagni di asilo, Reva è contentissima! Conosciamo Veronica, Barbara, Orietta, Stefano e altri italiani che vivono e lavorano qui da anni. Ascoltiamo le loro storie, come  sono approdati in questa isola, cosa cercavano e cosa hanno trovato. Tutti cercavano un ambiente diverso dove vivere e lavorare, hanno scoperto per caso l’isola ma chi più chi meno si sono trovati in sintonia con il posto. Sembrano tutti contenti della scelta fatta, le attività aperte funzionano ma soprattutto sono contenti della loro qualità di vita e del rapporto con i capoverdiani che sono accoglienti e tranquilli.
I padroni di casa hanno preparato una festa di compleanno da manuale, con corone per gli invitati più piccoli, dolci di ogni tipo, una deliziosa torta spettacolare e un ricco buffet. Tutto squisito da veri professionisti del settore. La serata è stata proprio piacevole, abbiamo ascoltato le loro storie, raccontato la nostra e soprattutto ci siamo sentiti molto in sintonia con loro e decisamente sulla stessa lunghezza d’onda. La cosa curiosa è che proprio ieri io e Michele ci chiedevamo come doveva essere vivere in questa isola ed ora lo sappiamo! Nonostante la loro evidente soddisfazione, la bellezza indubbia dell'isola e la tranquillità dei locali noi non siamo pronti a fermarci (lo saremo mai?) anche se sentiamo che potremmo benissimo ripassare da queste parti.
Senza troppo rendercene conto arrivano le 21 quindi quando tutti iniziano ad andare anche noi ringraziamo di tutto cuore e ci avviamo a piedi verso il porto. Reva sarebbe probabilmente rimasta con Mia per una settimana intera tanto si è trovata bene…ma anche le cose belle hanno una fine. Rientriamo quindi a casa comunque felicissimi.
Lunedì 27 Reva si alza dal letto, inforca la sua coroncina cimelio della festa di compleanno di ieri sera e ci raggiunge in pozzetto per la colazione.
Oggi è un giorno operativo, abbiamo deciso di partire mercoledì quindi ci attiviamo per i preparativi: lavanderia, pattumiera, acqua, gasolio e gas.
Nel pomeriggio al parco ritroviamo Gabriel un bambino capoverdiano dagli occhi vivaci e uno splendido sorriso con cui aveva giocato altri giorni. Pur non parlando la stessa lingua si capiscono bene e si divertono come matti. Arriva anche Diego, un bambino conosciuto alla festa ieri sera, accompagnato dal papà Mauro un ragazzo molto simpatico con il quale restiamo a chiacchierare fino a sera. Ci diamo appuntamento per domani sempre al parco.
A bordo dopo cena sentiamo sempre della musica molto forte che scopriamo essere le prove per il carnevale . A Mindelo il carnevale è rinomato e rappresenta un grande evento per tutti. A questi cortei di balli e danze partecipano anche i “Mandinga” un gruppo che per provocazione ed ironia si ricopre la pelle di una pasta nera, si veste con costumi di paglia e si scatena in balli, grida e versi da tribù selvaggia. L’obiettivo è prendere in giro chi ancora crede che gli africani sono tutti e solo membri di tribù selvagge. Li abbiamo anche incontrati in città e si sono dimostrati molto simpatici lasciandosi fotografare in pose guerriere.
Anche Martedì 28 la mattinata passa velocemente mentre sbrighiamo le ultime faccende per preparare la partenza. Prima di tutto andiamo alla polizia marittima e all’immigrazione e facciamo l’uscita. Terminate le incombenze burocratiche partiamo per la missione approvvigionamento freschi. Andiamo dal panettiere e facciamo il pieno di pane, panini e brioche alla cannella. Al mercato di piazza Estrella compriamo frutta e verdura. Sono tutti tranquilli ti lasciano guardare, toccare e fare senza essere troppo insistenti. Proseguiamo al mercato coperto e continuiamo i nostri acquisti facendo bene attenzione ai prezzi che sono piuttosto  stabili (nessun prezzo diverso per il turista). Compriamo pomodori, banane, carote, crauti, uova, papaie, cetrioli, cipolle e un infuso di ibiscus. Facciamo un giro al mercato del pesce e faccio foto a volontà. Infine al mercato al coperto recupero limoni, maracuja e papaie purtroppo non è la stagione dei manghi e degli avocadi che se si trovano sono carissimi. Michele compra in ferramenta il macete che useremo per aprire i cocchi...e forse farci largo nella boscaglia in atolli deserti come facevamo in Polinesia. Torniamo a bordo con tutto il nostro bottino dove ci aspetta l’operazione di lavaggio e asciugatura. Frutta e verdura vengono lavate e lasciate ad asciugare al sole bene sul ponte o nell’amaca di rete a poppa. Solo quando tutto sarà ben asciutto provvederemo a stivare nei gavoni questo prezioso tesoro.
Alle 16 armati di pallone scendiamo e andiamo al parco dove Reva si ritrova a giocare a calcio (più che altro direi una corsa di gruppo dietro al pallone) con l’amico Gabriel, un paio di bimbe e altri bambini capoverdiani. Ci raggiungono Diego con la mamma Barbara e più tardi Mia con Sacha e Veronica. Mentre i bimbi giocano insieme noi adulti ci facciamo chiacchere e risate come ci conoscessimo da sempre. All’imbrunire dopo aver salutato Barbara e Diego, finiamo la serata al bar del Marina per una birra con Sacha, Veronica e Mia. Siamo proprio contenti perché questo ci permetterà di conoscere meglio loro e la loro storia visto che erano stati piuttosto impegnati la sera del compleanno. Li ringraziamo per l’accoglienza e amicizia che ci hanno dimostrato e ci promettiamo di rimanere in contatto. Reva e Mia si stringono in un forte abbraccio.
Mentre passeggiamo sul lungo mare prima di raggiungere Dumas, avvolti dal buio della notte, respiriamo a fondo l’aria frizzantina e gustiamo in silenzio la semplice gioia data dal camminare sulla terra un passo dopo l’altro. 
Una volta  a bordo mettiamo Reva a letto poi ultimiamo i preparativi...domani si parte.
Arrivederci Mindelo e grazie!


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1 comment:

  1. Mia chiede sempre di Reva, speriamo di rivedervi presto. Un abbraccio ��

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